Giorgio Sestili: "4 regioni a rischio arancione da gennaio. Con l'anno nuovo Omicron dominante"

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(Photo: Getty)
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“C’è la concreta possibilità che 4 regioni dalla prima settimana di gennaio diventeranno arancioni. I parametri del governo sono chiari e stanno per essere superati. La variante Omicron ha cambiato completamente le regole del gioco”. Nessuno si aspettava una diffusione così rapida, che nell’ultima settimana ha determinato un importante balzo in avanti dei casi Covid. Questo, ci spiega il fisico Giorgio Sestili - dalla prima ora impegnato nell’analisi dei dati della pandemia - potrebbe significare che è già segnato il destino di Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Liguria e Calabria, a rischio cambio colore allo scoccare dell’anno nuovo.

Attualmente tutte e quattro le regioni si trovano in zona gialla: l’incidenza dei nuovi contagi settimanali supera i 50 casi per 100mila abitanti, la percentuale di posti occupati in area medica supera il 15% dei posti disponibili e la percentuale di posti occupati in terapia intensiva pari al 10% dei posti disponibili. Il passaggio all’arancione, secondo i parametri stabiliti, avverrà quando si verificheranno contemporaneamente 3 variabili: tra i 150 e i 250 casi ogni 100mila abitanti, l’occupazione in terapia intensiva oltre il 20% e in area medica oltre il 30%.

L’avanzata dei casi, oltre alla maggiore circolazione legata al periodo natalizio, potrebbe essere legata alla nuova variante. “Omicron è già dominante in alcuni paesi, primo fra tutti la Gran Bretagna dove sequenziano moltissimo” ricorda Sestili, “In Danimarca l’ultimo dato noto in merito è del 15 dicembre, dove si segnalava un 44% di presenza: questo significa che anche qui è dominante ormai. In Italia sequenziamo molto poco, stiamo aspettando la flash survey dell’Iss, che arriverà domani. L’ultima survey segnava allo 0,2% la presenza della Omicron ed era praticamente sei giorni indietro rispetto alla Danimarca. Possiamo immaginare che questa nuova variante si diffonda in Italia con la stessa velocità con cui si diffonde lì. Questo significa che al momento in Italia potremmo stare intorno a un 15% di prevalenza: seguendo i dati danesi, per Capodanno potrebbe raggiungere il 50% e quindi diventare prevalente anche qui”.

I casi crescono vertiginosamente anche in Italia, che però resta qualche passo indietro rispetto ai vicini. “L’Italia è messa meglio perché ha tenuto un livello di guardia molto alto”, spiega Sestili, “Abbiamo vaccinato molto, più degli altri paesi. Siamo terzi in Europa dopo Spagna e Portogallo. La risposta non arriva solo dai vaccini, ma anche dal fatto che l’Italia ha mantenuto misure di contenimento alte anche nei periodi di tregua, per esempio quelli estivi”. Per capire meglio, il fisico richiama lo Stringency Index, uno strumento basato su 9 parametri che comprende tutte le misure di contenimento che possiamo adottare, dallo smartworking alle mascherine, dal distanziamento, al lockdown. È stato coniato dall’università di Oxford e ci dice che l’Italia ha sempre mantenuto uno Stringency Index tra il 60 e il 70%, un livello alto. Non vale per altri paesi, come la Gran Bretagna.

“Questo vantaggio va sfruttato, non possiamo perdere tempo”, commenta Sestili. Il rischio è un’ulteriore rapida ascesa dei contagi: “Sicuramente sfonderemo a breve il picco precedente, i 35mila casi registrati l’autunno scorso. Il problema è capire quale sarà la pressione che gli ospedali possono sopportare. È vero che con i vaccini abbiamo 6 volte meno morti dello scorso anno, ma anche i ricoveri stanno crescendo. Dobbiamo vedere fin quando reggeremo e quando saranno necessarie misure più restrittive”:

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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