Giorgio Sestili: "Pandemia in ripresa, ma non arriveremo ai contagi del Regno Unito"

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Che la pandemia in Italia stia subendo una ripresa, è un fatto. Lo testimoniano le analisi dei dati sull’incidenza di contagi e ospedalizzazioni, con le curve in aumento, seppur lieve. Secondo lo Iac/Cnr, nel giro di pochi giorni è aumentato da 30 a 45 il numero delle province nelle quali il valore dell’incidenza è salito di almeno il 40% rispetto a quello dei sette giorni precedenti. L’elenco include Roma e Torino. Inoltre 16 di queste province hanno raggiunto il valore-soglia di 50 casi a settimana per 100.000 abitanti, con Trieste e il resto del Friuli Venezia Giulia in cima a questa classifica. Un’analisi condivisa dai monitoraggi dell’Iss e dalla Fondazione Gimbe.

Proprio alla luce della ripresa drammatica dei casi in molti Paesi Europei e dei tentativi che stanno facendo per evitare pericolose ricadute in severi lockdown, abbiamo chiesto al fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook “Coronavirus: Dati e analisi scientifiche”, di spiegarci la situazione italiana e di aiutarci a capire che inverno ci aspetta e in che direzione stiamo andando.

 

“Stiamo registrando un aumento dei contagi, in effetti, che nell’ultima settimana è stato di circa il 30% a livello nazionale, rispetto alla settimana precedente: un aumento consistente, quindi, dovuto in particolare a due fattori”, dice Sestili ad HuffPost. “Innanzitutto stiamo facendo più tamponi: dal 15 ottobre, quando è entrato in vigore l’obbligo di Green Pass, i tamponi sono raddoppiati, passando da circa 200mila a 450mila al giorno. È come se prima guardassimo l’epidemia con una lente di ingrandimento e adesso la guardassimo con il microscopio: ovvio che facendo tutti questi tamponi si trovano più casi positivi, che molto spesso sono asintomatici. Con quasi l′85% di vaccinati, infatti, il virus circola, ma spesso i vaccinati non hanno sintomi o hanno solo un raffreddore. Tuttavia questa è una spiegazione parziale alla ripresa dei contagi”.

Perché?

Perché tutti questi tamponi sono soprattutto rapidi. Il punto, però, è che stiamo vedendo un aumento del tasso di contagiosità anche sui tamponi molecolari, il che significa che effettivamente c’è una ripresa dell’epidemia perché non si tratta di lavoratori in fila nelle farmacie, ma di persone che vanno negli hub su prescrizione medica e che in genere sono sintomatiche.

A una crescita dei contagi, si accompagna anche una crescita di ricoveri e morti? 

Si registra una leggera crescita dell’ospedalizzazioni questa settimana, alla quale, però, non si è accompagnata una crescita delle terapie intensive che invece sono calate del 6%. Questo è il dato che va monitorato: una ripresa dell’epidemia è fisiologica, in Italia siamo arrivati ad avere numeri molto bassi, quando la maggior parte dei Paesi intorno a noi in Europa hanno numeri ben più alti. Sta arrivando l’inverno, il freddo e altri virus respiratori, quindi è normale un aumento dei contagi. Ma avendo vaccinato quasi l′85% della popolazione over 12 e avendo cominciato a fare le terze dosi (oggi in Italia siamo oltre un milione, confermandoci paese leader in Europa per quanto riguarda la campagna vaccinale) tutto questo dovrebbe metterci al riparto dall’ingolfare nuovamente gli ospedali.

Paese leader, appunto. Come ha detto di recente Locatelli, abbiamo i numeri migliori in tutta Europa per quanto riguarda vaccini e contagi, eppure alcuni virologi non escludono il ricorso a nuovi lockdown locali

Credo sia un po’ prematuro parlare di lockdown locali. I virologi vogliono già mettere le mani avanti, dicendo che nessuna ipotesi è esclusa. Ma in Italia in questo momento abbiamo tutta una serie di strumenti che all’estero non hanno, e che anzi stanno pensando di adottare in questi giorni, che ci mettono al riparo da questa ipotesi. Mi riferisco alla Gran Bretagna, che con oltre 50 mila contagi al giorno sta pensando di adottare il Green Pass. O all’Austria che l’ha approvato negli ultimi giorni e pensa a dei lockdown per soli non vaccinati. Noi abbiamo il Green Pass oramai da diverso tempo e sta dando i suoi frutti, non abbiamo mai smesso di indossare le mascherine e di praticare il distanziamento e abbiamo iniziato la campagna vaccinale per le terze dosi. Questo farà si che saremo in grado di limitare la ripresa dei contagi.

Quindi non dobbiamo prevedere nuove restrizioni?

Per intenderci, non credo che i contagi arriveranno mai da noi al livello della Gran Bretagna. Saremo in grado di limitare la salita, anche se ci sarà, ma saremo soprattutto in grado di limitare morti e ospedalizzazioni che è il vero parametro su cui si misura adesso l’epidemia. Noi ci possiamo permettere di avere tanti contagi, ma l’importante è che la gente non muoia o che finisca in ospedale. Ad oggi siamo messi benissimo. Dobbiamo vedere quanto aumenteranno le ospedalizzazioni nei prossimi giorni, a fronte dell’aumento dei contagi. In questo momento a finire in ospedale o in terapia intensiva sono purtroppo solo i non vaccinati e sono loro che dovrebbero proteggersi e proteggere anche gli altri.

Quanto i non vaccinati influiscono sul fatto che questa pandemia si allunghi e non arrivi a normalizzarsi?

Tanto, perché siamo di fronte a una variante oramai contagiosa come il morbillo. Calcoli che il virus originario aveva un R0 pari a 3; la variante Delta, oggi predominante, ha un R0 pari a 10. Quindi una persona è in grado di contagiarne 10, chiaramente in assenza di restrizioni, mascherine e quant’altro. Prima per raggiungere l’immunità di gregge bastava il 70% di vaccinati, ora si deve arrivare al 90%. Soprattutto bisogna chiarire che per 90%, si intende la popolazione complessiva e non solo quella deputata a ricevere il vaccino. Quelli che fanno circolare il virus non sono solo i non vaccinati, dunque, ma anche gli under 12 che ad oggi non possono vaccinarsi, perché anche loro possono prendere e trasmettere il virus, seppure sono quasi sempre asintomatici. Questo vuol dire che la percentuale reale di vaccinati, se consideriamo anche gli under 12, non è dell′85%, ma il 72%. Manca all’appello il 30% della popolazione complessiva, che è ancora tantissimo. Quindi è fondamentale convincere chi non è ancora vaccinato e sperare che il via libera per gli under 12 arrivi al più presto.

Arrivano dati molto confortanti sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini per gli under 12, Fauci ha detto che arriveranno addirittura nei primi giorni di novembre...

La vaccinazione per gli under 12, il richiamo e le terze dosi potrebbero dare il colpo finale alla pandemia. A quel punto non credo che andremo verso nuovi lockdown, tutt’altro: credo che potremo passare un inverno sereno.

 

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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