Giornali (e riviste) che servono/3: l'assurdo bavaglio al (fu) settimanale "Il Sabato"

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“Il Sabato” era un settimanale molto lontano da me, ma che sentivo a me vicino per lo spirito che lo animava, il coraggio di sostenere tesi impervie nel clima di allora, per l’irriverenza, il gusto della minoranza pugnace, la tempra militante, la vena di follia che portava i suoi redattori a litigare all’infinito su Pelagio e il pelagianesimo, o su dove si trovassero veramente le ossa di San Pietro.

Ne parlo perché pochi giorni fa è morto uno dei protagonisti di quel giornale, Luigi Amicone. Con lui c’erano, tra gli altri ma non posso citarli tutti, Antonio Socci, Renato Farina, Alessandro Banfi, Andrea Tornielli, Luca Doninelli e tra i collaboratori il settimanale poteva vantare nomi illustri come Augusto Del Noce, o Giovanni Testori, amatissimo. Era bello discutere con loro, con Amicone in testa che mi fa soffrire sia scomparso coì giovane e gagliardo.

A quel tempo Comunione e Liberazione di cui il giornale era emanazione, ma senza guinzagli, veniva bollata come cattolica “integralista”, per dire intollerante e dogmatica, ma nella mia vita non ho mai incontrato integralisti così disposti ad ascoltare voci diverse, laiche, “infedeli”. Mi faceva sorridere una certa qual vena complottista che in alcuni di loro, negli anni successivi, diventerà fosca ossessione cospirazionista. Ma si discuteva con passione, animatamente, e io non volevo perdermi nemmeno un rigo di quel giornale.

Poi la mannaia, la chiusura, il soffocamento di una voce libera di cui non ho mai compreso il motivo. Quel gruppo di giovani e agguerriti giornalisti si sciolse, e l’acceso dibattito sull’eresia pelagiana si spense nella diaspora e nella dispersione, con esiti esistenziali molto differenti per tutti loro. Peccato. E che stupidaggine chiudere il “Sabato”: sempre questa mania censoria, questa insofferenza per le idee libere.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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