Giornali (e riviste) che servono/2: Tempo Presente

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Sono grato a Nicola Mirenzi per avermi fatto scoprire un sito, “Biblioteca Gino Bianco”, con tutti gli indici di una rivista meravigliosa come “Tempo Presente” ideata e diretta da Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone. Questa rivista (la cui testata esiste ancora, sia pur in una nuova serie) chiuse i battenti nel 1968, travolta dall’accusa, che allora suonò ignominiosa, di essere finanziata dagli Stati Uniti, al pari della rivista inglese “Encounter” di Stephen Spender e a quella francese “Preuve”: come se nel cuore della guerra fredda fosse disdicevole l’appoggio finanziario a una rivista liberal-democratica, antitotalitaria, nemica di ogni tirannide, fascista o comunista che fosse, con pari e onesta intransigenza.

Ma la chiusura di “Tempo Presente”, nata nel ’56, fu un delitto culturale, ovviamente passato sotto silenzio da un’intellettualità corriva e conformista come quella italiana. Con l’impulso di Silone e Chiaromonte (di cui sta per uscire un Meridiano Mondadori curato da Raffaele Manica, non vedo l’ora di divorarlo) e di Gustaw Herling, lo scrittore polacco e combattente antinazista, che con il suo formidabile “Un mondo a parte” anticipò la denuncia di “Arcipelago Gulag “ di Solgenitsin, la cultura italiana potè venire a contatto, molti anni prima della meritoria pubblicazione nel catalogo Adelphi con il meglio della letteratura perseguitata nel blocco sovietico, a cominciare da Czeslaw Milosz e François Fejtö.

La rivista era amica di Albert Camus, che collaborava volentieri con l’amico Chiaromonte, e annoverò tra i giornalisti collaboratori anche fuoriclasse come Enzo Bettiza, Enzo Forcella, Vittorio Gorresio, Jean Daniel. Scorrere gli indici dell’epoca aurea di “Tempo Presente” suscita rimpianto. E anche la rabbia per esserci privati di un faro intellettuale luminoso come pochi altri. Un’altra occasione perduta, l’ennesima.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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