Giornata mondiale leone, caccia a trofei unica causa morte diretta

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Roma, 10 ago. (askanews) - Il re della foresta sta subendo un rapido declino tanto in Africa quanto in Asia, dopo aver già perso il 90% del proprio habitat naturale originario. Senza dubbio le cause della progressiva estinzione del leone sono determinate dall'uomo: l'espansione delle attività produttive, la scomparsa di prede, il conflitto per il bestiame. Ma nessuna di queste provoca una mortalità diretta e immediata, tranne una: la caccia ai trofei. Ma lo Zambia dimostra che una speranza c'è e si chiama "moratoria".

Nella Giornata Mondiale del Leone, il Parco Natura Viva di Bussolengo fa il punto sulle conseguenze che genera questa pratica, regolamentata e permessa in molte zone dell'Africa.

"Un recente studio pubblicato su Plos One - spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo - ha indagato alcune popolazioni di leoni in una delle ultime roccaforti per questa specie, nello Zambia orientale. Ne ha tratto il rapporto diretto che si stabilisce tra la loro sopravvivenza e la caccia al trofeo e i dati sono impietosi: durante i 5 anni di permesso di caccia, i gruppi sociali apparivano privati del proprio equilibrio naturale, impoveriti dei maschi che venivano prediletti dagli "hunters" e quindi, colpiti da una scarsa natalità oltre che da alti livelli di infanticidio. Tuttavia, nei 3 anni successivi a questo lasso di tempo, il Governo dello Zambia approvò una moratoria che impedì questa pratica: l'aumento della sopravvivenza nei maschi arrivava fino al 17%, con effetti positivi anche sulla sopravvivenza dei cuccioli e delle femmine e con una popolazione assoluta che passò da 116 esemplari nell'ultimo anno di caccia a 209 esemplari tre anni dopo". Numeri che consentono di affermare che se la caccia ai trofei fosse quantomeno mitigata dall'approvazione di moratorie regolari, il leone avrebbe maggiori possibilità di sopravvivere ed essere protetto dagli altri effetti dell'avidità dell'uomo.