Giornata terra, al via progetto meno plastica in packaging frutta

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 21 apr. (askanews) - Un progetto per ridurre la plastica nei packaging della frutta. A lanciarlo il CRPV, Centro Ricerche Produzioni Vegetali, in collaborazione con UniMoRe, Università degli Studi di Modena e Reggio, e Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, insieme alle organizzazioni di produttori e aziende agricole. Il progetto STEP ha l'obiettivo di ridurre l'utilizzo della plastica in frutticoltura, dal campo allo scaffale della Grande Distribuzione, identificare materiali alternativi enviromental-friendly, biodegradabili e compostabili da utilizzare lungo tutta la filiera e ideare modelli virtuosi per valorizzare questi prodotti alla fine del ciclo di vita, trasformando i rifiuti in opportunità. Il progetto vede anche il coinvolgimento diretto di realtà di primo piano del mondo ortofrutticolo come Apofruit e Granfrutta Zani, nonché l'interesse di Apo Conerpo, Agribologna, Naturitalia e Orogel,

"Oggi la plastica convenzionale è ampiamente utilizzata lungo tutta la filiera ortofrutticola - spiega Alvaro Crociani, direttore di CRPV - dalle pacciamature alle reti anti-grandine e anti-insetto, ai sistemi di irrigazione, a cui si aggiunge tutto il capitolo degli imballi utilizzati per il pack della frutta fresca e di IV gamma. Per decenni è stata considerata la soluzione migliore: affidabile, economica, capace di garantire la salubrità del cibo. Oggi, tuttavia, grazie ai progressi della scienza e della ricerca, abbiamo a disposizione diverse alternative possibili che potrebbero sostituire, in molti casi, la plastica convenzionale e generare percorsi virtuosi di riciclo e recupero. Con il progetto STEP - Strategie per la riduzione e razionalizzazione dell'uso delle plastiche nella filiera frutticola, non intendiamo demonizzare la plastica ma capire come utilizzarla al meglio, valorizzandola alla fine del suo ciclo di utilizzo, e individuare quali materiali maggiormente eco-compatibili potrebbero diventare la scelta ideale per il futuro della frutticoltura".

Le alternative alla plastica convenzionale utilizzata in campo, in molti casi, esistono già, come il Mater-Bi per la pacciamatura ma vengono utilizzate pochissimo: il progetto partità quindi dall'esistente, cercando di capire quali siano le barriere che impediscono la diffusione di questi materiali. Parallelamente si lavorerà anche sul fronte degli imballaggi per il confezionamento della frutta che, nell'ultimo anno, hanno avuto un ulteriore boom a causa del Covid. L'obiettivo è quello di riuscire a razionalizzare l'uso delle plastiche convenzionali tramite la riduzione della complessità dei pack e degli spessori, individuando nuovi materiali meno impattanti sull'ambiente, realizzati da fonti rinnovabili, biodegradabili e compostabili.

Il percorso di STEP, realizzato nell'ambito del PSR 2014-2020 della Regione Emilia-Romagna per la durata di due anni, culminerà con la stesura di uno studio di fattibilità per la gestione del "fine vita" delle materie plastiche usate lungo la filiera: "Al termine del progetto - spiega Missere - realizzeremo un documento che raccoglierà linee guida concrete che permetteranno a enti pubblici e multiutility di dare vita a servizi specifici di raccolta dei materiali plastici, convenzionali o alternativi, utilizzati lungo la filiera, trasformando lo scarto in nuove opportunità e valorizzando ciò che, fino a oggi, è soltanto un rifiuto ingombrante e, spesso, potenzialmente inquinante".