'Giorno Ricordo', Vauro: "Trucido mezzo propaganda sovranista e neofascista"

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di Roberta Lanzara"La 'Giornata del Ricordo' non può essere trasformata in quella della dimenticanza. Purtroppo quando la pietà umana diventa un alibi, per il modo in cui è stato istituito, il 'Giorno del Ricordo' diventa un volgare e trucido strumento di propaganda sovranista e neofascista. Salvini parla di vittime del comunismo? E io trovo ripugnante l'uso strumentale di questa ricorrenza". A parlare con l'Adnkronos è il vignettista Vauro Senesi, che solleva la questione: "Mattarella finalmente ha dichiarato che le responsabilità fasciste nella Shoah sono equiparabili a quelle naziste. E ha smantellato il mito degli italiani 'brava gente'. Non capisco perché sulla 'Giornata del Ricordo' non abbia applicato lo stesso rigido criterio, parlando di 'angherie' fasciste invece che di crimini di guerra".  

"Premetto che - afferma il vignettista - non posso non condividere la pietà umana per le vittime e gli orrori della Seconda Guerra Mondiale nel mondo. Ma concordo con la Serracchiani: la 'Giornata del Ricordo' è il palcoscenico della destra sovranista. In Jugoslavia - rimarca Vauro - ci sono stati crimini di guerra fascisti, i primi campi di concentramento. Nel discorso alle truppe del 1942 Mussolini disse: 'so che in patria siete ottimi padri di famiglie, ma in queste terre non sarete mai abbastanza stupratori, ladri e assassini'. Perché il progetto fascista era un progetto di sostituzione etnica, quello che si perpetrò fu un genocidio. E noi - sottolinea - eravamo il Paese aggressore".  

"Il nostro Paese - prosegue Vauro - aveva il ruolo del carnefice in Jugoslavia, storicamente e letteralmente. Con questa verità non abbiamo mai fatto i conti. Ma oltre la giustizia umana c'è la giustizia storica e le colpe dei carnefici non possono essere nascoste dietro la pietà umana per le vittime. L'uso strumentale di questa ricorrenza è dunque disgustoso, ma anche comprensibile. Perché il 'Giorno della Memoria' è stato instituito senza tener conto del contesto drammatico in cui è avvenuta la tragedia e questo ha lasciato spazio alle strumentalizzazioni".  

Vauro domanda: "Perché non c'è un momento in cui si ricordano le vittime jugoslave? O i molti militari dell'esercito italiano che nel Montenegro si unirono ai partigiani jugoslavi, in quanto consapevoli della violenza a cui si era arrivati? La pietà per le vittime - riflette concludendo il vignettista - non può diventare uno strumento auto-assolutorio o di propaganda becera".