Giovanardi: "L'Olocausto dei gay non è mai esistito"

Per molti, è l’ennesima provocazione. Per altri, una verità storica distorta per motivi politici. Sta di fatto che stanno creando un nuovo polverone le ultime dichiarazioni di Carlo Giovanardi: «L’Olocausto dei gay non c’è mai stato. C’è stata invece una persecuzione dei gay». Frasi che hanno mandato su tutte le furie le associazioni di omosessuali. Intervistato da KlausCondicio, il senatore Pdl ha commentato le proteste delle associazioni tedesche nei confronti di Papa Benedetto XVI, accusato di non ricordare mai gli omosessuali tra le vittime del nazismo. «Per essere chiari di Olocausto ce n'è stato uno solo, ed stato è quello del popolo ebreo. Poi ci sono stati da parte del Nazismo tutta una serie di azioni che hanno riguardato gli handicappati, i malati mentali, gli zingari, le popolazioni dell’est e anche i gay», ha spiegato Giovanardi.

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Secondo alcuni esperti interpellati da VanityFair.it, la tesi di Giovanardi non è storicamente infondata, ma è viziata da un retroterra politico che non riconosce dignità morale e civile a una parte delle vittime del nazismo. «Se per Olocausto intendiamo la distruzione sistematica dell'esistenza di individui ritenuti estranei o avversi al regime nazista perché appartenenti a un determinato ceppo raziale, allora esso si può applicare solo agli ebrei», spiega Claudio Vercelli, autore di Tanti olocausti.

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Per gli omosessuali, come per i testimoni di Geova o per gli handicappati, non venne mai progettata «la soluzione finale», ovvero il completo sterminio: «Gli omosessuali sono stati sottoposti a un regime persecutorio sistematico dal 1933 al 1945. Non erano perseguitati per ragioni razziali, visto che erano considerati ariani. Erano perseguitati perché ritenuti un'offesa alla razza. Perché il loro comportamento, nella follia nazista, comportava la perdita del "seme sacro" che doveva servire a procreare fanciulli di razza ariana». Che fine fecero? «Vennero perseguitati e rinchiusi nei campi di concentramento a Sachenhausen, Mauthausen e Buchenwald», spiega Alessandra Chiappano, della Fondazione Memoria della Deportazione e autrice dello studio Il triangolo rosa: nazismo e omosessualità. «All'interno dei campi vennero messi ai lavori forzati o sottoposti a "esperimenti" crudeli: vennero operati, castrati, riempiti di ormoni, nel tentativo di "curarli" e "reintegrarli" nella società ariana. Quelli che non ce la facevano più a lavorare venivano mandati nelle camere a gas».

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