Giovanardi: "Scalfarotto non digerisce stop legge omofobia"

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di Federica Mochi"Capisco le dichiarazioni di esponenti della sinistra come Majorino o Nobili ma un membro del governo come Scalfarotto evidentemente polemizza con me perché non gli è andato giù il fatto che nella scorsa legislatura gli ho bloccato la legge contro l'omofobia che seguiva lui con il governo Prodi". Carlo Giovanardi replica così all'Adnkronos alle affermazioni del sottosegretario agli Affari Esteri Ivan Scalfarotto che in un post su Facebook lo invita a tacere sul caso Cucchi. 

Ieri, in un'intervista all'Adnkronos, Giovanardi aveva a sua volta replicato ad alcune affermazioni della sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, che si era detta "ferita" dalle parole usate in passato dall'ex parlamentare Pdl nei confronti del fratello morto. "E' il solito metodo - spiega Giovanardi - si ricorre all'insulto poiché nessuno può smentire le cose che ho detto nell'intervista e che non solo sono testimoniate da decenni di interventi ma sono anche certificate dalla stessa autorità giudiziaria come legittime e corrispondenti agli sviluppi della situazione in questi 10 anni". 

Secondo l'ex parlamentare "è grave che sia un membro del governo a polemizzare" perché "in questo Paese chi sta dalla parte delle forze dell'ordine viene regolarmente intimidito". "Nel caso di ieri - sottolinea Giovanardi - ci si dimentica che è stata la signora Cucchi a tirare in ballo me, non paga del fatto che sia stata archiviata la loro querela nei miei confronti. Io ho semplicemente risposto all'ennesima citazione che come altre ha soltanto l'effetto di procurarmi nuovi insulti".  

"Comunque - annuncia Giovanardi - fra poco pubblicherò un mio lavoro su tutti i processi più eclatanti degli ultimi anni che hanno riguardato forze dell'ordine: Uva, Aldrovandi, Magherini e lo stesso Cucchi, per dimostrare che quello che dicono le carte giudiziarie è totalmente differente da quello che una ben orchestrata propaganda ha fatto finire sui media". "Io - conclude l'ex parlamentare - cercherò di far emergere la verità che è nelle sentenze passate in giudicato ma qui, per l'ennesima volta, si continua invece nella politica dell'insulto e del dileggio".