Giovanardi: "Scusarmi con Ilaria Cucchi? Ho sempre detto la verità"

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di Federica Mochi"Chiedere scusa a Ilaria Cucchi? Di cosa devo chiedere scusa? Di aver sempre detto la verità? Per anni ho sostenuto che i tre agenti di custodia che hanno patito un calvario erano innocenti e poi sono stati assolti. E' con loro, semmai, che qualcuno dovrebbe scusarsi". Carlo Giovanardi non usa mezzi termini. E in un'intervista all'Adnkronos ribadisce di non avere niente di cui scusarsi con la famiglia Cucchi e con la sorella di Stefano, Ilaria, che a 'Leggo' racconta oggi di essersi sentita ferita dalle parole usate in questi anni dall'ex parlamentare Pdl. 

"C'è un processo in corso, all'esito del processo ci sarà una verità giudiziaria - sottolinea Giovanardi -. Mi dispiace di quello che è accaduto, capisco e condivido il dolore della famiglia Cucchi ma non devo chiedere scusa assolutamente". "A Ilaria Cucchi rispondo così: nel gennaio di quest'anno, avendomi la famiglia Cucchi querelato per le mie affermazioni, il gip di Roma ha definitivamente archiviato la querela scrivendo che tutte le cose che ho detto sono temperate, corrispondenti al vero, che hanno fatto riferimento ad atti giudiziari e perizie e quindi quello per cui mi hanno querelato è non solo legittimo ma si tratta di opinioni che corrispondono a situazioni vere" spiega Giovanardi.  

A distanza di anni, Giovanardi non cambia opinione: "Penso quello che hanno scritto tutte le perizie, compresa l'ultima - sottolinea -. Se si va a vedere la requisitoria del procuratore generale si legge 'finalmente sappiamo la verità', perché l'ennesima perizia ha dimostrato quali sono le cause della morte e il procuratore generale punta il dito contro i medici dicendo sarebbe bastato un bicchiere d'acqua, un minimo di assistenza perché Stefano Cucchi non morisse. Dopodiché se i carabinieri lo hanno picchiato o gli hanno dato un calcio è giusto che paghino per le loro azioni".  

Giovanardi torna inoltre sull'indignazione, espressa anni fa, sull'ipotesi di intitolare una strada a Cucchi: "E' vero - prosegue - quando hanno tentato di farlo mi sono opposto. A parte che è proibito prima che siano passati 10 anni dalla morte, poi una strada può essere intitolata solo ai benemeriti di una nazione. Ora, con tutto il dolore di una vicenda del genere, verso la quale sono solidale con la famiglia, dire che Cucchi sia come Garibaldi o Cavour mi sembra esagerato. Vittima della droga, vittima delle circostanze, magari vittima dei carabinieri, vedremo al processo, ma benemerito della nazione no".  

"In Italia - prosegue - queste cose sono largamente condivise dall'opinione pubblica però i media sono invece orientati. Poi arrivano i film, c'è Sanremo, Venezia, tribune mediatiche gigantesche, dove purtroppo carabinieri e polizia non trovano mai spazio ma trova sempre spazio chi li accusa. I film su Cucchi li fanno, i film sui carabinieri accusati ingiustamente e sulle tragedie delle loro famiglie non li fa nessuno".  

Non è la prima volta che Giovanardi commenta il caso Cucchi con toni simili. Eppure, confessa, "queste opinioni continuano a costarmi decine di messaggi di minacce e insulti a me e alla mia famiglia. Messaggi deliranti e minacce. Pazienza. Però - ammette - la mia presa di posizione regolarmente continua a costarmi stress e minacce".  

L'ex senatore fa sapere infine di aver appena citato civilmente 28 consiglieri comunali di Torino "perché in una delibera di gennaio hanno scritto che il senatore Matteo Salvini, l'onorevole Gianni Tonelli e il sottoscritto abbiamo diffamato Cucchi. Io ho fatto istanza civile nei loro confronti, esibendo l'archiviazione da parte dell'autorità giudiziaria in cui c'è scritto che non ho mai diffamato Stefano Cucchi. Semmai, sono loro che hanno diffamato me".