"Giovani e sani si ammalino per proteggere i deboli": l'appello di un gruppo di scienziati

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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(Photo: lakshmiprasad S via Getty Images)
(Photo: lakshmiprasad S via Getty Images)

No al lockdown, sì a una “protezione mirata” dei soggetti vulnerabili per lasciare che i giovani e le persone più sane sviluppino l’immunità di gregge. A suggerirlo è un nutrito gruppo di scienziati, medici e professori universitari firmatari di una petizione on line e di un documento denominato The Great Barrington Declaration che sta già suscitando dibattito e sollevando dubbi all’interno della comunità scientifica internazionale e da parte delle autorità.

“In qualità di epidemiologi delle malattie infettive e di scienziati della salute pubblica, siamo molto preoccupati per gli effetti dannosi sulla salute fisica e mentale causati dalle politiche adottate dai Governi in materia di Covid-19, e raccomandiamo un approccio che chiamiamo “Protezione Focalizzata” (Focused Protection)”. Inizia così la dichiarazione, redatta e firmata a Great Barrington, negli Stati Uniti d’America il 4 ottobre 2020, da parte del dottor Martin Kulldorff (professore di medicina all’Università di Harvard, biostatistico ed epidemiologo), del dott. Sunetra Gupta (professore epidemiologo presso l’Università di Oxford) e del dottor Jay Bhattacharya (professore alla Stanford University Medical School, medico, epidemiologo, economista sanitario). La petizione ha già ottenuto l’adesione di circa 6mila scienziati e di oltre 58mila persone non appartenenti al settore sanitario.

La lettera, dunque, suggerisce di lasciare che il virus faccia il suo corso tra i giovani e le persone in buona salute puntando a proteggere e isolare coloro che sono più vulnerabili (per età e condizioni cliniche). L’obiettivo finale è “l’immunità di gregge”, che si verifica quando una parte sufficiente di popolazione diventa immune a una malattia, o perché è stata vaccinata o perché ha contratto il virus, è guarita e ha sviluppato anticorpi.

“Le attuali politiche di lockdown - si legge nella dichiarazione - stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica, a breve e lungo periodo. I risultati (solo per citarne alcuni) includono tassi di vaccinazione infantile più bassi, peggioramento degli esiti delle malattie cardiovascolari, meno screening per il cancro e deterioramento della salute mentale - con la conseguenza che questo porterà negli anni a venire a un aumento della mortalità, con la classe operaia e i membri più giovani della società che ne soffriranno il peso maggiore”.

La soluzione proposta dagli scienziati è quella di una “protezione focalizzata”: “L’approccio più umano, che bilancia i rischi e i benefici nel raggiungimento dell’immunità di gregge, è quello di permettere a coloro che sono a minimo rischio di morte di vivere normalmente la loro vita per costruire l’immunità al virus attraverso l’infezione naturale, proteggendo al meglio coloro che sono a più alto rischio”.

Parlando di immunità di gregge durante i primi mesi dell’emergenza sanitaria, il virologo Roberto Burioni aveva spiegato il meccanismo con una metafora.

Un fulmine colpisce un albero che si infiamma: la foresta è secca, le piante ricoperte di resina, il fuoco si diffonde. Un albero riesce a incendiare due alberi, quei due alberi ne incendieranno quattro, poi otto, sedici e così via. Con i virus succede la stessa cosa. Immaginiamo ora la stessa foresta di prima e che qualcuno sia passato tagliando la maggior parte delle piante. In quel caso anche se cade un fulmine e incendia un albero le fiamme non si diffondono, perché la pianta alla quale si dovrebbe propagare il fuoco è troppo lontana. Non c’è bisogno che piova, e possono cadere tutti i fulmini del mondo. In questa foresta molto rada potrà andare a fuoco qualche singolo albero, ma le fiamme non si diffonderanno. Come tagliamo le piante nella vita reale per rendere difficile la vita ai virus? Molto semplicemente: con i vaccini. Le persone vaccinate, per quanto riguarda il virus, in pratica non esistono più, come le piante che sono state tagliate e che non possono più prender fuoco. Gli individui vaccinati non sono più infettabili, e per il virus non contano. Questa è la condizione che viene chiamata “immunità di gregge”.

Intanto, la proposta contenuta nella Great Barrington Declaration sta già suscitando critiche da parte della comunità scientifica internazionale e delle autorità. Stephen Griffin, virologo dell’Università di Leed, ha dichiarato alla Bbc: “Le persone vulnerabili provengono da tutti i settori della società e meritano di essere trattati come gli altri. Inoltre anche le persone con infezioni moderate possono avere effetti a lungo termine, che durano anche mesi. Infine non è ancora neppure chiaro se l’infezione lascia o no un’immunità di lungo termine”.

Scetticismo anche da parte delle autorità. Nel Regno Unito, come riportato da HuffPost Uk, un portavoce del governo ha fatto sapere che, pur considerando l’intera gamma di opinioni scientifiche nel corso della pandemia, “non è possibile fare affidamento su un presupposto non dimostrato secondo cui le persone a minor rischio, qualora dovessero contrarre il virus, eviterebbero di trasmetterlo a coloro che sono più vulnerabili. Il pericolo, per i soggetti più deboli, è quello di finire in ospedale o, peggio, in un’unità di terapia intensiva”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.