Giovanni Verga: la vita e le opere più famose

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Giovanni Verga è lo scrittore siciliano rappresentativo del movimento letterario del Verismo. autore di scritti e novelle che hanno caratterizzato la narrativa italiana nel corso dei secoli. Il suo romanzo più celebre è sicuramente “I malavoglia” che pone l’attenzione sulle sofferenze della vita quotidiana e sui valori genuini come la famiglia e l’attaccamento alla propria terra.

Giovanni Verga: la vita

Nato a Catania il 2 settembre del 1840, da una piccola famiglia di proletari terrieri cominciò da giovanissimo a scrivere. I suoi primi romanzi, dal forte intento patriottico, furono nel 1857 “Amore e patria” e nel 1862 ” I carbonari della montagna“. Nel 1858 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza ma non proseguì gli studi, nel 1860 fece parte della guardia nazionale fino al 1864.

Dopo un primo viaggio a Firenze, nel 1865 iniziò una serie di romanzi passionali, il primo è “Una peccatrice” nel 1866, a seguire “Storia di una capinera” nel 1871 e a seguire “Eva” nel 1875. Si trasferì definitivamente a Firenze dal 1869 al 1871, dove nel 1869 conobbe Giselda Foianesi. Successivamente, Giovanni Verga si trasferì a Milano, dove visse fino al 1893. Qui partecipò intensamente alla vita intellettuale della città, in quel periodo legge ed apprezza autori come Flaubert, Zola e Balzac, rappresentati delle correnti del liberalismo francese.

Con la raccolta di novelle “Vite dei campi” del 1880, e poi “I malavoglia“del 1881,” Le novelle rusticane1883 e “Il mastro Don Gesualdo“, Giovanni Verga rivolge l’attenzione al mondo degli uomini senza speranza, destinati a soccombere nella dura lotta all’esistenza.
La novità della sua produzione “verista” lascia perplesso il pubblico che nell’immediato non capisce la sua grandezza.

Giovanni Verga e le opere teatrali

Il 1884 sarà caratterizzato dall’esordio teatrale dello scrittore che adattando una novella tratta da “La vita dei campi” mise in scena “Cavalleria rusticana” che verrà rappresentata dalla compagnia teatrale di Cesare Rossi al teatro Carignano di Torino dove ebbe un clamoroso successo.

Confortato da ciò adattò un’altra commedia al clima teatrale, dal nome “In portineria“, che venne replicata al teatro Manzoni di Milano, quest’ultima però non ebbe lo stesso successo della prima, anzi si rivelò un vero flop.

Gli ultimi anni di vita dello scrittore

Nel 1893 si trasferisce a Catania dove trascorre gli ultimi trent’anni della sua vita, afflitto da problemi finanziari, in solitudine, lontano da ogni impegno e scrivendo pochissimo. Nel 1890 si dedicò alla rivisitazione del “Mastro don Gesualdo” che fu dato alle stampe, riscuotendo tra il pubblico un buon risultato.Rincuorato dal gran successo si dedicò al completamento del “ciclo dei vinti“.

La sua ultima novella fu “Una capanna e il tuo cuore” scritta nel 1919 ma pubblicata dopo la sua morte, mentre nel 1920 Giovanni Verga venne nominato senatore del Regno d’Italia per volere del Re Vittorio Emanuele III, questa fu una delle ultime apparizioni pubbliche di Giovanni Verga dopo il ritiro a Catania. Nel Gennaio del 1922 fu colto da un ictus celebrale morì pochi giorni dopo. Il suo corpo riposa nel viale degli uomini illustri nel cimitero monumentale di Catania.