Giuseppe Antonelli: "I politici puntano sul grammaticalmente scorretto, 'votami perché parlo come te'"

Flavia Piccinni
Giuseppe Antonelli

"Attraverso la lingua non passa solo la cultura intellettuale di un popolo, ma anche quella materiale. Attraverso la lingua passa l'intera vita di una comunità, i cambiamenti della società, i rivolgimenti politici, l'immaginario collettivo, le abitudini individuali". Parla così Giuseppe Antonelli, filologo e linguista, autore de Il museo della lingua italiana (Mondadori, pp. 366) in cui accompagna il lettore in un viaggio "attraverso la storia della lingua" con l'ausilio di sessanta oggetti distribuiti su tre piani di un museo immaginario. "Corrispondono – puntualizza Antonelli - a tre grandi epoche: l'italiano antico, moderno e contemporaneo. Da ogni oggetto nasce il racconto di un pezzo di storia della nostra lingua". Sentendolo parlare – e ancora di più scoprendo i racconti che compongono il volume – si rimpiange che un museo del genere non esista per davvero. "Trattandosi di un bene immateriale – continua lui - è più difficile da immaginare e da realizzare. In questi anni sono stati fatti alcuni progetti, ma bisogna ipotizzare un'esposizione che lasci largo spazio al multimediale e all'interattività. Un percorso nella storia che sia anche un'esperienza dei sensi. Perché la lingua non è solo scritta, e non è solo letteraria".

A cosa servirebbe un museo della lingua italiana?

A ricordarci, ad esempio, che una lingua italiana è esistita molto prima che esistesse un'Italia politica. Già Dante parlava della lingua del sì. Ma servirebbe anche a capire che la lingua non è uno strumento neutro: rivela la nostra visione del mondo, il nostro stile di vita; plasma la realtà che ci circonda, modificando valori e significati. La lingua è da sempre lo specchio di una società e l'italiano non fa eccezione.

Mi spieghi meglio.

Porta in sé, stratificati, secoli e secoli di storia, ma continua a riflettere giorno per giorno l'evoluzione del nostro costume, della nostra mentalità, delle nostre abitudini.

Cinque anni fa disse che l'italiano era...

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