Giuseppe Cederna moderno 'Tartufo' al teatro Quirino di Roma

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"C'è sempre un grande rischio nel 'modernizzare' o meglio nel trasferire la sfera temporale di un classico nel mondo contemporaneo. L'idea registica in questo caso sposta la famiglia in crisi da una borghesia piccina e gretta del Seicento a una piccola e media borghesia chiusa, potremmo dire 'pasoliniana', del Novecento, più precisamente degli anni Sessanta del boom economico". E' quanto osserva Giuseppe Cederna nel descrivere all'AdnKronos il suo 'Tartufo' di Moliere che nella versione diretta da Roberto Valerio e affiancato sul palcoscenico da Vanessa Gravina, sarà in scena da domani e fino a domenica al teatro Quirino di Roma.

"In questa crepa di insicurezza totale del capo famiglia, del maschio di casa, del marito, ignorato da moglie e figli, si insinua questa 'biscia', questo piccolo uomo, intelligente e al tempo stesso vampiresco e rapace, con un suo innegabile fascino da curatore di anime, che è Tartufo, una sorta di guru misterioso e meraviglioso, con una spudorata capacità di mentire che lo rende devoto solo a sé stesso e al suo tornaconto, al suo acquisto di potere, con un 'io' che supera Dio", sottolinea Cederna descrivendo il suo personaggio.

Tartufo, si sottolinea nelle note di regia, "è scaltro, affascinante, pericoloso; i suoi gesti e le sue espressioni tradiscono una natura sanguigna, depravata, oscena, naviga nelle acque irrequiete della dissimulazione oscillando tra un’affettata eleganza e una grezza materialità: è sensuale e inquietante, tanto da ricordare qualcosa di diabolico. Il più delle volte, le versioni sceniche del 'Tartufo' si sono concentrate sull'ipocrisia del personaggio, ma oggi questa equazione va parzialmente modificata: non un semplice impostore ma un profeta anticonformista, un angelo oscuro o un demone pietoso che irrompe in una famiglia, la sconvolge, la castiga, la rivoluziona, fino ad assorbirla".

Ogni sotterfugio sarà il mezzo sempre giustificato per giungere al fine ultimo della conquista della donna, con il corollario del ricorso a qualsiasi 'tartufesca' menzogna per negare anche la più apparente delle verità e la realtà stessa delle cose. "Il pubblico ride per qualcosa che conosce e al tempo stesso di cui ha paura", osserva Cederna evocando quasi una voglia dello spettatore di 'esorcizzare' l'atavico timore.

"Tra l'altro, io attore molto misurato anche fisicamente, con 'Tartufo' sto scoprendo una nuova tensione e una nuova dimensione esuberante, prima tenuta in una zona d'ombra, che è 'liberata' dal trasporto con il quale vive l'avventura della conquista della donna altrui, fino ad essere lui a subire la seduzione da parte di lei, che lo accusa di abusare del suo fascino: quale complimento più ammaliante per un uomo?".

(di Enzo Bonaiuto)

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