Giuseppe Conte, avvocato in difesa

Pietro Salvatori

“Per me il caso è chiuso qui”. Giuseppe Conte è appena risalito nel suo studio dopo la conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi. Oltre due ore al Copasir, poi il chiarimento davanti ai cittadini ritenuto “doveroso” dal presidente del Consiglio. Un’informativa ritenuta esaustiva in tutti i suoi aspetti davanti l’organo di controllo parlamentare dell’intelligence, una spiegazione dei punti ritenuti più nebulosi dall’opinione pubblica. “Il caso Barr è stata una bolla creata da ricostruzioni parziali ed errate”. Già, perché Conte mai una volta usa il termine Russiagate, parla ossessivamente della vicenda riferendola al nome del ministro della Giustizia Usa. “L’unico Russiagate è quello che coinvolge Matteo Salvini – ha ripetuto in questi giorni ai suoi – E non è mai stato chiarito. La vicenda che riguarda Barr e la nostra intelligence ha seguito tutti i protocolli e la legge, non ha nessun lato oscuro”.

Eccola la contromossa del premier, che si vuole scrollare di dosso una volta per tutte le accuse di una quantomeno sbarazzina gestione dei servizi segreti italiani, cacciare via i sospetti che si sia agevolato un’operazione politica ambigua con eventuali contropartite, e scaricare la patata bollente a quello che ormai non nasconde più di ritenere “l’avversario”. “Dopotutto il presidente lo aveva detto – spiega un suo collaboratore – avrebbe dato prima la risposta nelle sedi istituzionali, quindi al paese.

È puntiglioso, il capo del governo, quasi facesse una requisitoria (a suo avviso finale) in sua stessa difesa. “È falso che la richiesta di informazioni sia stata fatta in piena crisi di governo, ma risale a giugno. È falso che il tweet di Donald Trump di stima nei miei confronti sia in qualche modo legato a questa vicenda”. Si toglie subito i sassolini dalle scarpe, mette le cose in chiaro. Subito prima di spiegare che nessuna richiesta diretta sia mai arrivata sulla sua scrivania, che non ha “mai...

Continua a leggere su HuffPost