Giuseppe Saccà, il produttore che ha scoperto i gemelli D'Innocenzo.

Antonella Piperno

“Mortacci tua Giuse', e daje famolo sto film”.  Quattro anni fa era stato condito così, con la stessa colorita espressione romanesca sfuggita per l'emozione ai gemelli Damiano e Fabio D'Innocenzo nella premiazione al Festival di Berlino, l'incontro fatale che li ha poi portati all'Orso d'argento per la sceneggiatura del loro “Favolacce”.

Il destinatario dell'esortazione era Giuseppe Saccà, 37 anni, che con la sua Pepito Produzioni, anche grazie a una sintonia generazionale ha scoperto e lanciato i registi gemelli, oggi 32 anni, quando, cresciuti tra la periferia romana di Tor Bellamonaca e Torvajanica, diplomati all'istituto alberghiero e quindi totalmente lontani da ambienti e percorsi di studi cinematografici, non avevano certo la fila di produttori davanti al portone: “Una sera di quattro anni a teatro fermarono Agostino (Saccà manager Rai di lunghissimo corso, Giuseppe ha smesso di chiamarlo papà da quando lavorano insieme con la Pepito Produzioni, ndr) a teatro e gli consegnarono la sceneggiatura de “La terra dell'abbastanza” - racconta all'AGI - “Capimmo subito di avere davanti qualcosa di speciale, un materiale di una grande potenza visiva. Probabilmente la sintonia che ha dato il via libera al loro sguardo visionario è scoccata anche grazie alla nostra vicinanza di età, io allora avevo 33 anni, loro 28, abbiamo respirato le stesse influenze culturali e condividiamo lo sguardo sul mondo”.

Grazie all'intuizione della Pepito Produzioni e alla coproduzione di Rai Cinema (“è stata una partnership molto importante, che ha dato vita a un grande lavoro di squadra, anche editoriale”) quella storia d'amicizia tra due ragazzi in una periferia dominata dalla malavita organizzata, nel 2018 è diventata così il primo film dei due gemelli che sono anche poeti e fotografi e adesso stanno per dare vita, con Sky studios, alla loro prima serie tv, dal sapore noir. “La terra dell'abbastanza” era stato acclamato dalla critica al suo esordio alla Berlinale, nella sezione Panorama e quindi premiato con un Nastro d'argento. 

E adesso è arrivato il secondo film, “Favolacce”, fiaba nera sui rapporti malsani tra genitori e figli preadolescenti di periferia, in realtà una sceneggiatura antecedente alla prima, scritta quando i due avevano solo 19 anni: “Mi spiegarono che non me l'avevano fatta leggere subito perché sapevano che come primo film di due esordienti, avrebbe incontrato più resistenze rispetto alla ‘Terra dell'abbastanza”.  Saccà ha tirato fuori il coraggio produttivo (“noi produttori indipendenti dobbiamo essere curiosi, alzare l'asticella”) in sintonia con Paolo Del Brocco di Rai Cinema: “Sono rimasto incantato da quella sceneggiatura, mentre leggevo vedevo già il film, i D'Innocenzo hanno una scrittura che incanta: il loro talento è essere connessi alla contemporaneità, hanno dato vita a personaggi infernali ma poetici”.

A Saccà che, racconta, grazie ai D'Innocenzo è cresciuto molto come produttore, il fiuto del resto non manca: quindici anni fa, quando era un ragazzo, ha coprodotto ‘Piano 17' il film di un'altra coppia di fratelli diventati celebri, i Manetti Bros. “La Pepito ancora non esisteva,  in quel film finanziato con 75 mila euro e coprodotto con i Manetti e Giampaolo Morelli, recitavo pure, nel ruolo di un impiegato imbranato”. Nel mondo del cinema da quando aveva 19 anni, nella sua prima vita professionale Saccà è stato attore (anche nella serie tv cult “L'Ispettore Coliandro”) ma, racconta, ha capito in fretta che non era quella la sua strada: “Non ho il carattere per fare l'attore mi manca il narcisismo necessario - spiega - ma è stato comunque un modo per vedere il mondo dello spettacolo dal di dentro”. S

accà che con la Pepito ha coprodotto, tra l'altro, 'Stregata dalla luna' di Paolo Genovese, “Paura 3d” dei Manetti Bros  e il ciclo di film tv “Purché finisca bene” adesso sta per lanciarsi, racconta nella terza avventura con i fratelli D'Innocenzo: “Sarà un western d'epoca al femminile il cui copione è stato supervisionato da Paul Thomas Anderson”, spiega “I gemelli d'Innocenzo sono ormai due autori importanti, al livello di un Matteo Garrone” (cui sono molto legati, hanno contribuito alla sceneggiatura di Dogman ndr). Ma il produttore ha anche un nuovo progetto, ancora top secret, extra gemelli d'Innocenzo: “Posso solo dire che sarà un film tratto dal romanzo di una grande fumettista italiana”.