Giustizia, Bongiorno: Lega chiede riforma complessiva e vera

Pol/Tor

Roma, 1 ago. (askanews) - "La nostra richiesta, la nostra parola chiave è una sola: certezza". Lo afferma intervistata sul cito de Corriere della Sera la ministra leghista Giulia Bongiorno, controcanto in Cdm sulla proposta di riforma della Giustizia Alfonso Bonafede. "La certezza -dice- deve riguardare tutto: i tempi del processo, l'indipendenza dei magistrati, le garanzie degli imputati, infine le pene. Per questo noi chiediamo una riforma vera, globale, che abbracci tutte le materie. Non possiamo pensare a una riforma che non raggiunga i suoi obiettivi".

"L'obiettivo della Lega - dice ancora - è quello di accelerare i tempi del processo e garantire l'indipendenza della magistratura. Se la proposta fosse stata questa, sarebbe stata approvata in tre minuti. Ma la verità è che io ho sempre detto a Bonafede che nel loro progetto mancavano le soluzioni, che non è effettivamente incisivo. E poi che, appunto, abbiamo bisogno di una riforma complessiva".

Quanto alle accuse alla Lega di voler limitare le intercettazioni, " io su questo argomento - ricorda Bongiorno- ho avuto veri e propri scontri con Silvio Berlusconi: ho sempre detto che le intercettazioni sono indispensabili. Non vogliamo né cancellarle e neanche negare il diritto di cronaca. Vogliamo però che si creino degli archivi riservati che chiudano una volta per tutte il mercato dell'intercettazione gossip».

Mentre sulla separazione delle carriere, "chiediamo uno stringente impegno politico. C'è già una legge in prima commissione. La questione non è nel contratto di governo ma a noi interessa che la riforma della giustizia sia complessiva, globale".

Infine, la durata massima dei processi. "Il problema - dice Bongiorno- non è solo fissare un tempo, come non è un problema scrivere una legge. Bisogna scrivere una legge efficace: già oggi in legge si dice che un udienza può essere fatto il giorno dopo. Poi, però, occorre che sia possibile. E dunque i termini devono essere effettivi. Nella riforma è prevista l'azione disciplinare a carico del magistrato che superano i termini, ma solo per negligenza inescusabile. Che può derivare, per esempio, dai carichi di lavoro. Ma così rischiamo che le sanzioni siano aggirabili. Per questo abbiamo proposto l'ingresso in tribunale dei manager: giurisdizione ai giudici e l'amministrazione ai manager. Ma i 5 stelle non sono d'accordo».