Giustizia, "la ragionevolezza nella proporzionalita' del diritto", l'analisi di Villanacci

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Roma, 3 mar. (Adnkronos) - Il libro di Gerardo Villanacci, "La ragionevolezza nella proporzionalità del diritto" (Giappichelli editore) ha la grandezza di sapere ricondurre ad unità il sistema scandagliando l'essenza dei principi di ragionevolezza e proporzionalità che non sono più confinati, come in passato, a parametro di legittimità delle leggi nei giudizi di fronte alla Corte Costituzionale ma hanno ormai assunto un ruolo centrale nella selezione dei beni giuridici da parte del legislatore, nell'interpretazione di norme incongrue o contraddittorie, nel bilanciamento di diritti in conflitto e nel superamento degli automatismi legislativi più volte censurati dal giudice costituzionale. Michele Corradino sul Corriere della Sera presenta l'ultimo libro di Gerardo Villanacci, partendo dal presupposto che la legislazione degli ultimi decenni non sempre è stata capace di regolare i fenomeni economici e sociali della modernità, né a rispondere alle esigenze di tutela che derivano dall'affermarsi nella coscienza sociale di istanze solidaristiche e dalla necessità di garantire sicurezza e sviluppo in un periodo di prolungata recessione, oggi più che mai aggravata dall'emergenza Covid 19.

Ciò ha dato impulso ad interpretazioni adeguatrici di dottrina e giurisprudenza che hanno cercato risposte ben al di là della lettera della legge, fondandosi su clausole generali quali affidamento, buona fede, abuso del diritto, ragionevolezza, proporzionalità. Così si sono raggiunti approdi apprezzabili nella protezione di valori emergenti ma spesso è mancata un'approfondita elaborazione teorica, con clausole generali ontologicamente differenti ma utilizzate in modo promiscuo o a volte sovrapposte, con esiti caratterizzati talora da un "eccesso solidaristico" che ha condotto spesso la Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato a perimetrare l'azione giudiziaria ed evitare il determinarsi di forme di disparità altrettanto ingiustificate. Ed è in questo quadro, rileva Corradino, che si inserisce il libro di Villanacci che scandaglia, appunto, l'essenza dei principi di ragionevolezza e proporzionalità che hanno ormai assunto un ruolo centrale nella selezione dei beni giuridici da parte del legislatore, nell'interpretazione di norme incongrue o contraddittorie, nel bilanciamento di diritti in conflitto e nel superamento degli automatismi legislativi, fattispecie queste, si legge sul Corriere della Sera, per nulla neutrali sotto il profilo delle scelte ideologiche e però indispensabili perché capaci, si legge, di "scongiurare l'obsolescenza del sistema giuridico attraverso l'enucleazione dei valori che in un determinato momento storico si intende porre in risalto".

Il libro di Villanacci, dunque, riporta l'articolo di Corradino, snoda la sua analisi nelle diverse fasi in cui i principi di ragionevolezza e proporzionalità sono in grado di esplicare la loro funzione riequilibratrice. Prima fra tutte la fase più delicata, quella dell'individuazione degli interessi meritevoli di tutela, in cui la ragionevolezza si pone come argine all'arbitrarietà delle decisioni. Terreni di sperimentazione fertili, esplorati da Villanacci, sono quelli della salvaguardia dell'ambiente - lacerata nell'incessante ricerca di equilibrio tra la concezione ecocentrica e quella antropocentrica e nel "tentativo di lasciare ai nascituri almeno le stesse opportunità di chi li ha preceduti" - del divieto di maternità surrogata e dell'esigenza di rinegoziazione di patti contrattuali iniqui. Viene poi analizzato il ruolo assunto dal principio di proporzionalità nel diritto amministrativo ove è divenuto strumento di contenimento del potere della pubblica amministrazione a garanzia di diritti e libertà fondamentali nonché mezzo a disposizione del giudice per evitare interpretazioni formalistiche che potrebbero altrimenti trasformare il processo in un fattore di freno dello sviluppo economico. E infine nel settore del diritto dei contratti che il principio di proporzionalità dà i suoi frutti più maturi consentendo al giudice di "controllare l'autonomia negoziale evitando la produzione di risultati illogici" ed impedire abusi nell'esercizio dei diritti.