Giustizia, de Magistris: "Riforma scritta da menti raffinate, non è la ricetta giusta"

(Adnkronos) - "La riforma del Csm in questo momento era ineludibile perché troppi erano stati gli scandali che avevano attraversato l’organo di autogoverno della magistratura, più volte c’erano stati appelli del Capo dello Stato, anche rimasti in ascoltati, e tante le sollecitazioni. Dubito, però, che la riforma Cartabia, molto sbandierata come tesa al miglioramento del servizio giustizia e alla riduzione delle distonie che si sono verificate negli ultimi anni, sia poi la ricetta giusta". Così all’AdnKronos l’ex pm Luigi de Magistris dopo l’approvazione alla Camera, e in attesa della Senato, della riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario.

"Sinceramente sono molto critico con questa riforma – spiega de Magistris -, sul Csm credo si sia messo mano a un sistema piuttosto farraginoso sul piano elettorale, che paradossalmente può addirittura portare a consolidare ulteriormente il rapporto tra capicorrente e cordate politiche con cui ci sono stati storici rapporti. Se siamo arrivati a questo è perché le vicende giudiziarie soprattutto degli ultimi anni, Palamara ma anche altre, hanno evidenziato una commistione quantomeno molto opaca fra politica e magistratura proprio nel luogo in cui si dovrebbe invece garantire l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati".

"Ma questa riforma elettorale – prosegue - mi sembra un compromesso che non dà una spallata forte alle correnti, dà un segnale ma mantiene quello che poi forse i capi delle correnti e la politica di un certo tipo volevano, cioè non provocare uno shock rispetto a quello che si è verificato finora. Mi sembra, dunque, una riforma che non tranquillizza chi voleva un cambiamento radicale sulla ‘correntocrazia’". Per de Magistris, "l’aspetto più pericoloso è l’ulteriore controllo disciplinare e gerarchico sull’autonomia e l’indipendenza del singolo magistrato attraverso il cosiddetto controllo della valutazione di professionalità. Tutti i magistrati, ovviamente, devono essere sottoposti a verifica, la cosiddetta progressione di professionalità, però per come viene configurato questo controllo, si dà un potere sempre più forte ai capi e c’è un ulteriore balzo, ancora più forte rispetto alla riforma Mastella del 2007, verso la gerarchizzazione degli uffici giudiziari".

"E poi – evidenzia - si privilegia il magistrato che deve stare attento alla statistica, ai numeri, alla quantità più che alla qualità dei procedimenti, e quindi un magistrato più prono ai desiderata del potere tanto interno quanto esterno. Questa parte della riforma, dunque, non ha proprio nulla a che vedere con il miglior funzionamento della giustizia". Anzi, aggiunge de Magistris, "il grande vulnus di questa riforma è l’aver perso l’occasione di rendere la giustizia più celere, più efficiente, meno burocratica, con maggiore parità fra accusa e difesa, maggiore certezza del diritto, più rapidità nella durata dei processi. Di tutto quello che alla fine interessa al cittadino scorgo molto poco".

"L’aspetto più positivo, e direi finalmente, è quello relativo alle cosiddette ‘porte girevoli’, cioè il fatto di poter rientrare in magistratura dopo aver svolto delle esperienze politiche", sottolinea l’ex pm, "anche se si è dovuto aspettare tutto questo tempo perché la stessa magistratura non è stata in grado di porre dei filtri indipendentemente da una norma. Anche qui, però, hanno inserito una serie di eccezioni, dunque non hanno varato proprio un principio tranchant. In ogni caso quello delle porte girevoli è un altro degli aspetti che sicuramente ha appannato negli anni l’indipendenza della magistratura. Basti pensare che a Napoli abbiamo un candidato a sindaco che fa contestualmente, in questo momento, il magistrato e il consigliere comunale. Una cosa che veramente non si può vedere".

Intanto sulla riforma pende ancora la spada di Damocle dello sciopero che l’Associazione nazionale magistrati potrebbe proclamare. "Lo sciopero è un po’ complicato – spiega de Magistris - perché la riforma Cartabia, che ha una maggioranza enorme, è una riforma scritta da menti comunque raffinate, nel senso che hanno evitato di fare l’attacco a gamba tesa all’indipendenza e all’autonomia della magistratura così com’è strutturata sul piano costituzionale. Voglio dire, non hanno introdotto surrettiziamente la dipendenza del pm dall’Esecutivo, quindi sono stati attenti, ma hanno dato un’ulteriore picconata, molto forte, all’autonomia e all’indipendenza del magistrato attraverso leggi ordinarie. Tutto questo, però, lo capiscono molto solo gli addetti ai lavori, per questo parlo di menti raffinate. Uno sciopero, dunque, è difficilmente spiegabile al cittadino, che magari direbbe che c’è la valutazione di professionalità e che i magistrati vogliono sottrarsi al controllo, e vai a spiegargli che quello è un controllo burocratico e statistico solo per colpire chi magari è sgradito al potere. Ed è difficile anche spiegare la riforma del Csm. Ecco perché dico che la magistratura ha difficoltà a motivare azioni di protesta eclatanti, anche perché nel corso di questi anni ha smarrito in parte la spinta ideale che l’ha contraddistinta, ma soprattutto ha perso fortemente credibilità e fiducia nel Paese, tanto che certe volte i cittadini onesti temono la magistratura e quelli disonesti no. E quando accade questo, è chiaro che è difficile chiamare il popolo alla sensibilizzazione".

"Quello che consiglierei alla magistratura – conclude de Magistris - è di utilizzare ogni strumento per far comprendere meglio al cittadino, anche in un momento in cui l’informazione è concentrata su altri temi, che chi sta perdendo è il cittadino stesso, perché se il cittadino non ha più di fronte un arbitro in grado di essere imparziale sempre, anche se la controparte è un esponente del potere, allora sta perdendo il cittadino e perde l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La magistratura però qualcosa deve fare, al Senato non cambierà nulla, quindi credo che in questo tempo deve cercare, anche attraverso le sue figure più credibili e più rappresentativi, di spiegare bene ai cittadini che qua alla fine è in gioco lo stato di diritto".

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