Giustizia, nessuna obiezione

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(Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
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Serve uno che ai 5 Stelle li prenda per mano, soprattutto se si parla di Giustizia, soprattutto se in Consiglio dei ministri arrivano gli emendamenti del processo penale proposti da Marta Cartabia, che smontano la riforma Bonafede. E Mario Draghi si inserisce nel marasma grillino, tra un votiamo sì, poi no, e infine un “allora ci asteniamo”, per mettere ordine ed evitare che la spaccatura interna al Movimento 5 Stelle, sulla reintroduzione della prescrizione, abbia ripercussioni in Consiglio dei ministri. Ma proprio quando convince i pentastellati grazie a una nuova proposta di mediazione, che prevede tempi del processo più lunghi per i reati contro la pubblica amministrazione, ecco che Forza Italia e Italia Viva non ci stanno e chiedono la sospensione del Consiglio dei ministri che sta esaminando gli emendamenti alla riforma del processo penale. Il premier a questo punto sbotta: “Chiedo il sostegno di tutte le forze politiche e compattezza nel passaggio parlamentare. Questa è una maggioranza eterogenea e servono compromessi. Mi appello al vostro senso di responsabilità, sono riforme fondamentali per il Paese, e voglio una maggioranza compatta e responsabile”. L’accordo passa, i partiti affilano le armi guardando già alle modifiche da fare e alle bandierine da piazzare quando il prossimo 23 luglio la legge delega verrà esaminata in Parlamento.

La giornata è iniziata presto con uno dei classici psicodrammi all’interno del Movimento 5 Stelle, spaccato tra ‘contiani’, i sostenitori dell’ex premier Conte che non intendono votare a favore della reintroduzione della prescrizione, e l’ala governista che accetta la bozza circolata ieri “non entusiasmante ma è comunque una buona mediazione”. Tuttavia per evitare una frattura plateale proprio sul tema caro al mondo grillino e per mettere d’accordo tutti, i vertici comunicano la possibilità di un’astensione, perché, come da tradizione, “bisogna riunirsi in assemblea e capire cosa funziona e cosa no, perché noi quei testi non li abbiamo mai visti”. Ministri e capigruppo si riuniscono in conclave, il Cdm che doveva iniziare alle 17 slitta.

A questo punto, insieme alla titolare della Giustizia Marta Cartabia, il premier incontra gli esponenti di governo pentastellati e li convince a recedere dall’intento di astenersi manifestato nel pomeriggio come un urlo disperato. Come l’ultima spiaggia per tenere insieme un partito che guida non ha. Un partito che si vede strappata la bandierina conquistata con il governo Conte, quando venne abolita la prescrizione, e che ora ha difficoltà a gestire una riforma del processo penale, necessaria per velocizzare i tempi della giustizia allineandoli agli standard europei e legata all’arrivo dei soldi del Recovery fund.

Così il ministro Cartabia illustra una nuova proposta di mediazione, la prima era già emersa ieri ma non aveva accontento una parte del Movimento, o per meglio dire l’ala ‘contiana’ guidata dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede e composta dal capogruppo in Senato Licheri, dal ministro Patuanelli e dall’ex sottosegretario Ferraresi che con Bonafede stilò la riforma che abolì la prescrizione. Cartabia ci ritenta e per venire incontro ai 5Stelle inserisce tempi più lunghi per i reati, come la concussione e la corruzione, contro la Pubblica amministrazione: tre anni per il processo di appello e 18 mesi per la Cassazione. Quindi l’astensione del Movimento si trasforma in un sì.

Ma quando il testo arriva in Consiglio dei ministri, con il benestare dei 5Stelle, per il premier scoppia un’altra grana. Forza Italia chiede di sospendere la riunione per valutare il nuovo testo. Lo stesso fa Italia Viva che avanza dubbi sull’allungamento dei tempi che portano alla prescrizione dei reati di corruzione. Il premier Draghi si spazientisce, si infuria con i suoi ministri e chiede lealtà. Chiede a tutti i ministri se siano pronti a sostenere la riforma, dimostrando compattezza anche nel passaggio parlamentare. Una richiesta a cui nessuno si oppone pur non essendoci stato un voto vero e proprio.

In generale la Guardasigilli propone di bloccare definitivamente la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, che si tratti di assolti o condannati. Nel processo di Appello verrebbe introdotto invece il termine massimo di due anni (arriverebbe a tre in caso di reati gravi), oltre il quale si dichiarerebbe l’improcedibilità. Lo stesso termine sarebbe di un anno in Cassazione (in caso di reati gravi la proroga sarebbe di ulteriori sei mesi). Dunque nel secondo e terzo grado di giudizio, oltre quei tempi stabiliti non si estinguerebbe il reato ma si sospenderebbe il processo, di fatto bloccato.

Queste proposte di modifica arriveranno come già accennato, in commissione il 23 luglio quando si inizierà ad esaminare la riforma del processo penale. Il testo dovrà superare la prova dell’Aula, quindi anche la prova M5s i cui parlamentari lamentano già di non aver visto il testo: “Hanno chiuso un accordo senza interpellare l’assemblea dei gruppi”. Durante l’arco della giornata era arrivata, nel caos generale, anche la richiesta di una riunione prima di dare il via libera ma come è noto l’accordo è stato chiuso dai ministri grillini. E ora i parlamentari aspettano il testo nelle Aule, e la tenuta delle truppe pentastellate non è affatto scontata. Non è un caso se Draghi si è dovuto appellare alla responsabilità: “Vi chiedo di sostenere con lealtà in Parlamento questo importante provvedimento”. Dentro nessuno fiata, appena fuori ricomincia la battaglia, messaggi incrociati a gruppi delusi e avversari: miglioreremo il testo. Suona come una minaccia.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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