Giustizia, Patroni Griffi: Ue, dove c'è diritto c'è garanzia

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Roma, 5 feb. (askanews) - "Non è possibile che la creazione di uno spazio comune a più Paesi e a più popolazioni non si traduca in uno spazio regolato dal diritto. E dove c'è il diritto c'è la garanzia giudiziaria. Le Corti nascono in ordinamenti nazionali e a quel diritto si rifanno come espressione di sovranità nell'accezione schmittiana del termine. Ma se la sovranità si fa diffusa e condivisa o se alla sovranità nazionale si affianca una sovranità europea è giocoforza che la cittadinanza amministrativa di un individuo debordi i confini nazionali e che a essa si affianchi una cittadinanza europea fatta di diritti e interessi che è compito delle Corti tutelare". Così afferma Filippo Patroni Griffi, il presidente del Consiglio di Stato, in un passo del discorso d'apertura dell'anno della giustizia amministrativa.

Patroni Griffi poi aggiunge: "Da questo punto di vista, non mi pare esagerato affermare che il progetto per l'Europa è un progetto per la democrazia, di cui il diritto e la giustizia costituiscono pilastri imprescindibili, e che il giudice è tenuto a porsi quale guardiano dei valori che sono alla base di tale progetto. Non so se e quando - per parafrasare un'affermazione del presidente del Conseil Constitutionnel in un recente incontro a Parigi - verrà un giorno in cui 'noi… tutte le nazioni, senza perdere le nostre capacità distinte e la nostra gloriosa identità, saremo in grado di sentirci parte in modo stretto di una unità superiore e fondante la fraternité europea', fraternità senza la quale - come Ella ha di recente ammonito Signor Presidente - 'siamo esposti al dominio di paure e interessi, rischiamo di non avere le forze per superare le disuguaglianze e risanare le fratture sociali". Ma so che noi - al pari di ciascuna Corte - dobbiamo sentirci impegnati ad aprire la nostra esperienza giurisdizionale al confronto con altre Corti, pur tenendo conto della diversità delle coordinate istituzionali. Perché il confronto ci migliora, mentre le chiusure, siano corporative o siano nazionali, ci impoveriscono, ci isolano e ci distaccano progressivamente dalla realtà".