Giustizia, penalisti Milano: smart working o rischio paralisi

fcz
·1 minuto per la lettura

Milano, 3 nov. (askanews) - Puntare sullo smart-working per scongiurare il rischio di "paralisi del sisteme amministrazione della giustizia". E' la richiesta contenuta in una lettera inviata dai milanesi al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Nella missiva, i vertici della Camera Penale di Milano esprimono soddisfazione per "l'introduzione dello strumento telematico per il deposito degli atti da parte dei difensori nei processi penali" ma ritengono necessario "che l'avvocatura (nell'interesse di tutti) disponga di uno strumento immediatamente utilizzabile per poter validamente depositare gli atti, che rischia di non poter essere il portale del processo penale telematico, atteso che lo stesso non è ancora a regime e non è certo in quali tempi risulti realmente fruibile". L'auspicio è che "venga aperta tout court la possibilità del deposito via Pec, senza limitazione alcuna". Ed è per questo che bisogna "dotare gli operatori dell'amministrazione della giustizia di quegli strumenti informatici, che consentano di poter operare in smart working". Perchè "è indispensabile che i funzionari di cancelleria e segreteria possano collegarsi ai sistemi (nonchè leggere mail e Pec) anche da remoto". Una mossa obbligata, sottolinea la camera Penale di Milano, per rendere il Palazzo di Giustizia "molto meno affollato e frequentato" durante la seconda ondata di Coronavirus. E consentire, evidenziano ancora i penalisti milanesi, "una prosecuzione dell'esercizio di un potere dello Stato fondamentale, in sicurezza".