Giusy Ferreri, un'esplosione di energia

A poche ore dal debutto a Sanremo, dove aprirà la gara, la cantante racconta a Yahoo come vivà questo Festival.

[Credits: Daniele Barraco]

Dopo un paio di squilli parte una voce potentissima: «Ciao, Yahoo!!!!!». È facile capire che Giusy Ferreri è decisamente in forma. «Sono scherzosella! Bisogna ridere, anche per sdrammatizzare l’emozione». Sentimento inevitabile anche per lei, che dal 2008 è passata dai successi di Non ti scordar mai di me e Novembre a quello di Roma-Bangkok (in duo con Baby K), ma che non può non esserci se sei la prima cantante a esibirsi al Festival di Sanremo 2017.

All’Ariston torni dopo le esperienze del 2011 e del 2014.
«La prima è stata una rottura con il passato, volevo lasciarmi alle spalle le sonorità pop degli esordi e virare verso il rock con Il mare immenso. La seconda, con Ti porto a cena con me, mi ha condotto a un un mood più pacato, per non dare l’immagine di una cantante sempre a volume alto».

Cosa vedremo nel 2017?
Una cantante che vuole dare il meglio di se stessa. Non amo competere, la musica solo come una compagna di vita mia e delle persone. Sanremo ti dà una chance: tre minuti, il tuo brano. Con Fa talmente male punto solo a cantare come so fare, poi si vedrà.

Nel 2014 eri nella giuria di Area Sanremo. Cosa ricordi di quell’esperienza?
Gli sforzi dei giovani, in cui rivedevo i miei. Il successo per me è arrivato a 28 anni, immagina quindi quanta gavetta c’è stata prima. E poi l’intesa con le altre personalità della giuria: Mogol, Facchinetti, Dargen D’Amico, Paolo Giordano. Infine, il piacere che da lì sia uscita una voce bellissima come quella di Amara.

Nella serata cover canterai Il paradiso, di Patty Pravo.
Ho scelto questa canzone perché volevo un brano delle grandi donne della musica italiana. E non è stato facile sceglierla. Il paradiso è un pezzo tirato, ma gli diamo una veste anni 80 con un arrangiamento più pacato rispetto all’originale.

Ecco, gli anni 80: eri una bambina, che ricordo ne hai?
Ricordo che a 8 anni impazzivo per Alan Parsons Project e il loro disco, I Robot. E che, qualche anno dopo, sono rimasta sveglia fino a tardi per vedere gli Europe cantare The Final Countdown proprio a Sanremo.

È quella l’immagine più vivida che hai del Festival?
No. Per me Sanremo è Giuni Russo che nel 2003 canta un brano meraviglioso: Morirò d’amore. Poi l’ho conosciuta personalmente e ho incontrato una persona straordinaria e un’artista unica.

Il 3 marzo uscirà il tuo nuovo disco di inediti, Girotondo. C’è il brano sanremese e ce ne sono due scritti da Federico Zampaglione.
È un disco che possiamo dividere in due: una prima parte più pop, fresca e solare, sulla scorta di Roma-Bangkok; un’altra più introspettiva, dove emerge un lato musicale nuovo, più ricercato sul piano della composizione.

 

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