A Glasgow va in scena l'inganno del Gatto e della Volpe all'ingenuo Pinocchio

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GLASGOW, SCOTLAND - NOVEMBER 01: British Prime Minister Boris Johnson (L) and UN Secretary-General Antonio Guterres (R) greet U.S. President Joe Biden as they arrive for day two of COP26 at SECC on November 1, 2021 in Glasgow, Scotland. 2021 sees the 26th United Nations Climate Change Conference. The conference will run from 31 October for two weeks, finishing on 12 November. It was meant to take place in 2020 but was delayed due to the Covid-19 pandemic. (Photo by Christopher Furlong/Getty Images) (Photo: Christopher Furlong via Getty Images)
GLASGOW, SCOTLAND - NOVEMBER 01: British Prime Minister Boris Johnson (L) and UN Secretary-General Antonio Guterres (R) greet U.S. President Joe Biden as they arrive for day two of COP26 at SECC on November 1, 2021 in Glasgow, Scotland. 2021 sees the 26th United Nations Climate Change Conference. The conference will run from 31 October for two weeks, finishing on 12 November. It was meant to take place in 2020 but was delayed due to the Covid-19 pandemic. (Photo by Christopher Furlong/Getty Images) (Photo: Christopher Furlong via Getty Images)

In queste prime giornate del vertice sulle lotte ai cambiamenti climatici di Glasgow 2021 abbiamo tutti cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno. E i motivi sono: la Commissione Europea è la prima della classe, mantenendo fede agli obiettivi che si è data per la transizione energetica con un programma serio e sostanzioso. Lo stop alla deforestazione, a cui ha aderito (addirittura) il Brasile di Bolsonaro, è un santo principio, come del resto lo è il massiccio rimboschimento che alcuni stati, a partire dal Regno Unito, promettono. Anche il taglio delle emissioni di metano del 30% auspicato da Biden è meglio che niente. Il presidente degli Stati Uniti prima di lasciare la Scozia ha punzecchiato Putin e Xi Jinping per non aver partecipato. Ad attenderlo al suo rientro in patria l’incubo di quella che potrebbe diventare la sua peggiore umiliazione politica: l’approvazione del bilancio. Nella battaglia del Congresso si consumerà il futuro del mandato. Ad ostacolare nell’aula il suo piano economico da quasi due miliardi di dollari (ampiamente ridimensionato rispetto all’iniziale disegno) c’è la destra repubblicana e un partito democratico diviso. Un anno dopo la vittoria elettorale su Trump l’inquilino della Casa Bianca è in pieno autunno caldo: crollo dei consensi, situazione economica stagnante e pandemia. Trovandosi in una situazione di debolezza per salvare il suo new green deal ha dovuto rivedere gli obiettivi sul clima puntando tutto sullo strumento degli incentivi. A Glasgow ha giocato la sua carte migliore sapendo che con quella scelta avrebbe strappato con altri paesi. Ora bisogna capire se avrà la forza interna per mantenere le promesse. Altrimenti la delusione sarà sconcertante.

Chi pare non volersi arrendere ad un flop sul clima è Boris Jonshon, apparso sempre più stanco e frenetico nei suoi interventi. L’ottimismo del premier britannico, e padrone di casa dell’evento forse più importante per la sorte del Pianeta, è alto. Ma ingiustificato. L’esempio dei risultati dell’accordo di Parigi è davvero lontano. Allora, nel caos che aleggiava tra i delegati internazionali la diplomazia lasciò cadere sul tavolo il testo del patto per il limite di 1,5 gradi, convincendo tutti, almeno, a mettere la firma in calce al documento. In realtà già allora coscientemente qualcuno sapeva che non l’avrebbe mai rispettato, e che non ci avrebbe nemmeno provato. E se l’egoista Trump si è subito tirato indietro, rimangiandosi quanto sottoscritto da Obama, i leader di Russia, Cina ed India, senza sbandierarlo pubblicamente, non sono stati da meno. Quello che ha prevalso in questi anni non è stata tanto la demenziale filosofia del negazionismo climatico ma la paura, da parte della politica, di affrontare un cambiamento drastico e necessario a portarci fuori dall’emergenza. Proprio dietro ai costi e ai benefici nascosti è andato in scena l’inganno. Tipicamente collodiano. Con il Gatto e la Volpe che si prendono gioco del piccolo ingenuo Pinocchio. La trappola orchestrata dai due furfanti ai danni del bambino -burattino si basa su una proposta surreale e fiabesca, l’esistenza del campo dei miracoli. Pinocchio cade vittima della falsa e diabolica promessa di non dover più faticare per vivere. Lo stesso errore presente nell’idea di pretendere di mettere in sicurezza il futuro del Pianeta senza un oneroso impegno di ciascuno, incluso il nostro stile di vita. Se chiudo una centrale di carbone all’estero e duplico le attività di quelle interne poco cambia nella sostanza. Decidere di cominciare a ridurre le emissioni dal 2050, 2060 o 2070 è nascondere la gravità del problema, preferendo evitare di prendere oggi delle responsabilità e lasciando le future generazioni in balia degli eventi. Insomma, c’è una larga fetta di stati che crede, o meglio vuol far credere, all’esistenza del campo dei miracoli, e non alla scienza e alla ricetta concreta del multilateralismo, del cooperare. Purtroppo, a Glasgow c’è il rischio per Pinocchio di finire ancora sulla strada del Gatto e della Volpe.

Peccato non sia una favola.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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