Gli altri Stati ai loro cittadini: "Non andate in Nord Italia". Il settore turistico già in allarme: "Danni enormi"

(Photo: ASSOCIATED PRESS)

Irlanda, Serbia, Montenegro, Croazia e Israele sconsigliano viaggi in Italia. E le associazioni alberghiere e del turismo denunciano l’enorme impatto sul settore.

Il Ministero serbo dell’Istruzione ha indicato oggi alle scuole superiori in Serbia di rimandare viaggi di studio in Italia a causa dell’epidemia di coronavirus. Il ministero degli Affari esteri serbo ha intanto raccomandato di non recarsi in aree in pericolo in Italia fino a nuove disposizioni e consiglia di non viaggiare fino a quando la situazione non sarà normalizzata. Il Ministero della Sanità inoltre, ha chiesto una maggiore sorveglianza e un controllo speciale dei viaggiatori provenienti dall’Italia in tutti i valichi di frontiera. 

La Croazia ha deciso di sospendere tutte le gite scolastiche in Italia per un mese per limitare al massimo il rischio di diffusione dell’epidemia da coronavirus. Il ministero degli Esteri ha invece consigliato ai cittadini croati di evitare viaggi in Veneto e in Lombardia, regioni che sono state dichiarate “a rischio di contagio da coronavirus”. Un gruppo di 42 studenti e quattro docenti di un liceo di Pola rientrato da Venezia ieri, è stato messo in isolamento domiciliare e sotto osservazione per due settimane.

Il Montenegro non vieta i viaggi all’estero, ma ha suggerito ai propri cittadini di non recarsi in Italia se non in caso di assoluta necessità. Lo ha affermato oggi il direttore dell’Istituto di sanità pubblica Boban Mugossa. Mugossa ha affermato che se il viaggio è necessario è dovere del passeggero riferire alla frontiera e all’ispezione sanitaria al suo ritorno nel Paese. “Dobbiamo inviare un messaggio alla nostra popolazione per tenere d’occhio la situazione ed essere in costante contatto con i colleghi della regione e dell’Italia, nonché con l’Organizzazione mondiale della sanità”, ha detto Mugossa in una conferenza stampa a Podgorica.

Le autorità irlandesi in un ‘travel advice’ aggiornato, consigliano ai propri cittadini di recarsi in Italia, nelle zone maggiormente interessate dai casi di contagio di coronavirus. “C’è stato un aumento dei casi confernati di coronavirus in Italia”, riferisce il ministero degli Esteri irlandese, aggiungendo che “ai cittadini è consigliato di non recarsi nelle aree interessate”.

Israele sconsiglia i viaggi in Italia. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Yaakov Litzman, sottolineando che il governo sta anche valutando se imporre la quarantena ai viaggiatori di ritorno dall’Italia per il timore di contagio da coronavirus. “Abbiamo raccomandato agli israeliani di non recarsi in Italia, stiamo cercando di capire se l’Italia e l’Australia diventeranno Paesi dai quali chi ritorna verrà messo in isolamento non appena giunto in Israele”, ha detto il ministro alla radio dell’esercito. “Non abbiamo paura di imporre la quarantena”, ha aggiunto, in un apparente riferimento alle eventuali ricadute diplomatiche.
L’Australia ha confermato 22 casi di contagio, sette dei quali erano tra gli australiani evacuati dalla nave da crociera Diamond Princess, ormeggiata in Giappone.

“Siamo molto preoccupati. In pochissimo tempo la situazione è precipitata. Sino a qualche giorno fa, l’Italia risultava sostanzialmente indenne dall’epidemia, con un numero limitatissimo di pazienti sotto osservazione, per contagi contratti all’estero. Oggi siamo nell’occhio del ciclone e il danno d’immagine si è già trasformato in danno economico”. Con queste parole il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, commenta con l’ANSA l’impatto del coronavirus sull’economia del turismo. “La posta in gioco - aggiunge Bocca - è molto alta. Basti considerare che durante i mesi di febbraio e marzo gli esercizi ricettivi italiani ospitano 14,5 milioni di turisti italiani e stranieri, per quasi 40 milioni di pernottamenti. Al contrario di quel che si potrebbe credere, non siamo in bassa stagione: per alcune aree del Paese, questo è un periodo di intensa attività. Penso ad esempio al carnevale, alle settimane bianche, alle gite scolastiche e ad importanti manifestazioni fieristiche”.

Il presidente degli albergatori italiani, nel riferire che “iniziano a pervenire molte cancellazioni”, precisa che “solo in un numero limitato di casi il cliente ha diritto al rimborso di quanto già pagato che scatta solo nell’ipotesi di effettiva impossibilità sopravvenuta (es. albergo ubicato in uno dei comuni in quarantena, cliente residente in uno dei comuni in quarantena, soggiorno prenotato per gita scolastica, etc.). Quando possibile, gli albergatori cercheranno di andare incontro alle esigenze dei clienti, ad esempio proponendo un voucher per un periodo alternativo, anche se in termini legali il cliente non vi avrebbe diritto”.
“E’ importante ricordare - dice ancora Bocca - che le limitazioni agli spostamenti riguardano unicamente gli undici comuni in quarantena, mentre i cittadini residenti nelle altre aree hanno piena libertà di movimento. In questo momento è importante mantenere i nervi saldi e attendere l’evolversi della situazione, confidando in un rapido miglioramento delle prospettive: non ha molto senso annullare il viaggio previsto per Pasqua ed è assurdo cambiare i programmi delle vacanze estive”. Bocca conclude ricordando che “Federalberghi ha chiesto al governo di adottare provvedimenti per tamponare l’emergenza, sospendendo il pagamento di tasse, contributi e mutui e estendendo l’area d’intervento dei fondi di integrazione salariale. E’ necessario un intervento urgente, in soccorso alle imprese dell’intero territorio nazionale, prima che l’onda lunga delle cancellazioni si trasformi in uno tsunami, costringendo molte imprese a ridurre il personale o addirittura a chiudere i battenti”.

Gite scolastiche annullate (con rimborsi per causa di forza maggiore), stranieri spaventati dall’immagine dell’Italia in parziale quarantena e coincidenza con un periodo molto proficuo per i mondo dei viaggi tra le settimane bianche, il Carnevale e i primi ponti pasquali e primaverili. Il tornado coronavirus già aveva colpito il turismo nostrano ma, con i 200 contagi di oggi e i 5 morti, assesta una mazzata che rischia di essere catastrofica. “La situazione è fuori controllo e di una gravità assoluta. Noi ci aspettiamo un intervento forte e mirato del Governo - dice all’ANSA la presidente di Fiavet Ivana Jlenic - perché le imprese turistiche (che muovono il 13% del pil di questa nazione) non possono essere lasciate da sole. Se crolla il turismo, non ce n’è più per nessuno”. Per stasera - aggiunge la Jlenic - abbiamo organizzato una riunione con tutte le associazioni di tour operator e agenzia di viaggi da Astoi Confindustria ad Assoviaggi Confesercenti. “Il settore si deve compattare per agire in maniera rapida” spiega. “La prima cosa che ci aspettiamo è che il Governo metta i vettori aerei (quasi tutti stranieri) nella condizione di dover provvedere ai rimborsi perché non è ipotizzabile che tutto sia scaricato sulle imprese italiane” dice ancora. “Oggi - spiega la Jlenic - è un momento estremamente difficile per il mondo delle agenzie di viaggio e i tour operator, il sistema si sta semiparalizzando tra la psicosi che si è sviluppata e i vari timori delle notizie che si rincorrono la situazione è piuttosto critica. Innanzitutto c’è il blocco delle gite scolastiche che ormai è supportato dal decreto legge emesso dal Governo e quindi sta già bloccando un intero settore. Poi perdura lo stop dei viaggi da e per la Cina e in più c’è anche la ripercussione della paura trasversale che sta assalendo i viaggiatori per i viaggi all’estero in genere”.

Un problema enorme anche per l’incoming, ovvero per tutti quei turisti stranieri che hanno l’Italia in cima alla lista dei desideri di viaggio e che ora sono spaventati. “L’informazione così martellante - dice la presidente di Fiavet - sta ingenerando nei paesi stranieri una forma di psicosi, al momento ci sono 5 morti (tutte persone con un’età importante e con già sofferenti per patologie gravi) e 200 contagiati ma in Italia siamo 60 milioni e abbiamo un efficientissimo sistema sanitario e anche una straordinaria attività di ricerca scientifica. All’estero la percezione è molto distorta. Addirittura ho fatto un’intervista per un giornale canadese e mi hanno chiesto se il Governo sta nascondendo i dati reali della portata la situazione e quanto la vita sia compromessa. Io ho spiegato che l’Italia non è la Cina, qui da noi siamo molto trasparenti. Stiamo vivendo un momento complesso ma l’Italia non è Wuhan , non siamo tutti in quarantena. Io ora sono un treno con altri passeggeri, stiamo viaggiando tranquilli, non ci sono scene di panico, non c’è isteria collettiva, la situazione è assolutamente sotto controllo. E questo all’estero non sta arrivando proprio, arriva un’immagine distorta. Anche a Milano che vive una situazione “borderline” la vita dei cittadini è abbastanza normale. Stiamo parlando di una forma influenzale, non di peste bubbonica mischiata con Dengue e con Dio solo sa che cosa che porta a morte certa chiunque! La mortalità è relativamente bassa e sta colpendo persone anziane e con quadri clinici già piuttosto complessi”. Ma non basta: il settore viene colpito in un periodo molto fecondo tra il turismo invernale e i viaggi di Pasqua e ponti primaverili e con tutte le gite scolastiche: “La quarantena di Veneto e Lombardia - dice - paralizza le settimane bianche e pregiudica la Pasqua. Inoltre sono anche le due regioni, assieme a Piemonte ed Emilia Romagna, tra le più propense al viaggio e anche con la maggior capacità di spesa”.

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