Gli amici di Sasà, l''attore' morto durante le rivolte in carcere, vogliono sapere cos'è successo

Manuela D'Alessandro

(AGI) Ha interpretato Pinocchio, il ‘vecchietto' del ‘Rovescio e diritto' di Camus,  veniva anche pagato per recitare nella compagnia del teatro del carcere di Bollate che si è esibita sui palcoscenici italiani più importanti. 

Salvatore Cuono Piscitelli aveva 40 anni, era una delle 13 persone detenute, lui per furto e utilizzo di una carta di credito rubata, che, tra l'8 e il 10 marzo, hanno perso la vita durante le rivolte scoppiate in tutta Italia, provocate anche dalla compressione del diritto di colloquio durante la fase più acuta della pandemia. I suoi amici teatranti dell'istituto di Bollate hanno saputo solo da pochi giorni che tra quei morti, per molte settimane rimasti senza nome, i loro corpi cremati subito dopo le autopsie, c'era l'uomo che per loro era solo ‘Sasà'. E ora, assieme alla nipote Rosa di 22 anni, hanno delle richieste da fare, affidate all'avvocato Antonella Calcaterra: “Vogliamo sapere cos'è successo  - spiega all'AGI Michelina Cappato che del progetto ‘Teatrodentro', poi terminato per mancanza di fondi,  di era tra gli animatori -  le poche notizie trapelate dicono che, dopo le proteste e come centinaia di altri, è stato trasferito da Modena, dove era recluso, ad Ascoli, ma ad Ascoli non è arrivato vivo. Noi amici teatranti di Sasà siamo tanti e siamo indignati e chiederemo a gran voce che si faccia un po' di luce nel buio di quelle notti della democrazia, del diritto, della dignità, della Costituzione”.

“Così fragile – scrivono nelle lettere a Sasà, raccolte da Michelina – ti sei mosso nella tempesta di una rivolta galeotta e hai cercato il tuo salvagente illusorio nell'infermeria bianca e fredda di una galera. Forse ti sei inebriato di quella momentanea pace per te così necessaria”.  La Procura di Modena indaga per ‘omicidio colposo plurimo”, senza indagati per quello che si sa. Dai primi rilievi, era emerso che i ribelli sarebbero morti per avere ingerito metadone e altri medicinali saccheggiati dalle infermerie. Ignoto, al momento, l'esito dei test tossicologici e sierologici, così come non sono emersi i dettagli del contesto dei tumulti . 

Salvatore, origini campane, è andato via da Bollate tre anni fa dopo avere scontato la pena. “Aveva grandi problemi psicologici, per lui forse la normalità era stare in gabbia – riflette Michelina Cappato - Ma era una bomba di energia, la persona più simpatica del mondo”.   “Sappiamo troppo poco dell'arco del tuo destino e ci manchi – è un altro dei pensieri degli amici – Chissà come ti hanno toccato? Forse per niente, neanche da accorgersi che stavi andando via, o forse per menarti e tu niente o forse come si tocca la carne prostata e inerme, ma in ogni caso senza preoccuparsi del tuo stato. Eppure dovevano custodirti e salvarti anche solo da te stesso, fino ad agosto, tuo fine pena, dovevano custodirti comunque (…). Tu, attore meraviglioso, potente, amico fragile e affettuoso”.  “Non avremo forse mai le risposte – promette Cappato – ma continueremo, assieme ad altre associazioni che si occupano del mondo carcerario e a chi vuole unirsi, a chiederle fino allo sfinimento”.