Gli auguri del Papa alla Curia, occasione per delineare la riforma

Red
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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 18 dic. (askanews) - Da quando, il secondo anno di Pontificato, Francesco sorprese - traumatizzò, direbbe qualcuno - la Curia romana con un abrasivo elenco delle 15 "malattie curiali" (l'alzheimer spirituale, la rivalità e la vanagloria, la malattia dell'accumulare...), il tradizionale appuntamento per gli auguri di Natale ai suoi collaboratori è divenuto un momento cruciale dell'anno vaticano.

L'evento, ora, si avvicina: Papa Francesco riceverà la Curia romana lunedì prossimo, 21 dicembre, alle 10.30. Nella prima Loggia del Palazzo apostolico, anziché nella solita Sala Clementina, per permettere ai convenuti di sedersi a debita distanza e rispettare così le prescrizioni sanitarie per evitare la circolazione del coronavirus. A mezzogiorno - entrambi gli eventi saranno trasmessi in diretta da Tv2000 - incontrerà poi i dipendenti vaticani con i loro famigliari.

Dopo la storia udienza del dicembre 2014, in realtà, Francesco ha pronunciato discorsi meno sconcertanti: con il passare degli anni, infatti, all'identificazione delle "malattie" è seguita l'indicazione degli "antibiotici curiali" necessari (2015); il Papa ha poi ha esposto i criteri guida della "riforma della Curia Romana" (2016); si è poi concentrato, dopo tre anni di discorsi sulla "Curia ad intra", sulla "Curia ad extra" (2017), ossia il rapporto della Curia con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese Orientali, con il dialogo ecumenico, con l'ebraismo, con l'Islam e le altre religioni, cioè con il mondo esterno; è poi tornato, nel 2018, a sviscerare le "gioie e afflizioni, tra successi e difficoltà, esterne e interne" della Chiesa (rimane agli annali la denuncia di chi, come Giuda con Gesù, è stato infedele per "trenta monete d'argento"; e, infine, l'anno scorso, è ritornato "sull'attuazione della riforma della Curia romana": "Fratelli e sorelle, non siamo nella cristianità, non più! Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati", disse in quell'occasione Jorge Mario Bergoglio. "Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, che non vuol dire passare a una pastorale relativistica. Non siamo più in un regime di cristianità perché la fede - specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell'Occidente - non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata".

E' dunque prevedibile, visti i precedenti, che anche lunedì Francesco affronterà, in qualche modo, il tema della riforma della Curia romana. Tanto più dopo il nuovo emergere di scandali di varia natura: dal dubbio acquisto-truffa di un immobile a Londra con i fondi della Segreteria di Stato, sul quale gli inquirenti vaticani stanno svolgendo indagini che si ramificano col passare del tempo, all'appropriazione indebita contestata all'ex presidente dello Ior Angelo Caloia (sentenza attesa il 21 gennaio) agli abusi sessuali contestati a un sacerdote del preseminario vaticano (prossima udienza in tabella il quattro febbraio). Tanto più che, a causa di tali scandali, già molte modifiche strutturali sono state introdotte dal Pontefice (una per tutte, la centralizzazione degli investimenti sotto l'Apsa e la cancellazione dell'autonomia di cassa della Segreteria di Stato). E tanto più che è in dirittura d'arrivo, dopo annosa gestazione, una nuova costituzione apostolica che, elaborata dal Papa con i suoi cardinali consiglieri, sostituiurà la vigente Pastor Bonus promulgata da Giovanni Paolo II nel 1988 e ridisegnerà l'organigramma vaticano. Il titolo, che è già un programma, sarà "Predicate Evangelium", predicate il Vangelo.