Gli chef hanno un super cervello. Merito del taglio dei cibi

Fabrizio Arnhold
Il gruppo di ricerca ha sottoposto 11 emergenti head chef della Calabria, selezionati dalla Federazione italiana cuochi (Fic), a un esame di risonanza magnetica e a una lunga serie di test neuropsicologici. (Getty)

Gli chef hanno il cervello più sviluppato del resto delle persone. A dirlo è la scienza. E per la precisione si tratta di cervelletto. A rivelarlo uno studio dell’Istituto di bioimmagini e filosofia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Catanzaro, pubblicato sulla rivista “Plos One”. La domanda di partenza è stata: può il lavoro in cucina produrre un iper-sviluppo celebrale? Evidentemente sì. Le attività che richiedono un continuo aggiornamento e perfezionamento delle capacità acquisite nel tempo sono infatti di fondamentale interesse scientifico.

Ad essere sinceri il super-cervelletto non riguarda solo i cuochi. “Le neuroscienze si sono sempre occupate di musicisti, scacchisti, taxisti e sportivi, dimostrando che l’allenamento finalizzato al miglioramento delle proprie prestazioni produce fenomeni di plasticità neurale rilevabili con le tecniche di risonanza magnetica”, spiega Antonio Cerasa, ricercatore Ibfm-Cnr, che ha coordinato lo studio. “Nessuno, però, aveva mia studiato gli chef, una categoria di lavoratori impegnati per lunghi periodi di tempi in un’attività motoria e soprattutto cognitiva molto particolare”.

Le attività che richiedono un continuo aggiornamento e perfezionamento delle capita acquisite nel tempo sono infatti di fondamentale interessare scientifico. (Getty)

E non solo per creare la ricetta perfetta e non esagerare con il sale. L’approccio scientifico è altra cosa. Il gruppo di ricerca ha sottoposto 11 emergenti head chef della Calabria, selezionati dalla Federazione italiana cuochi (Fic), a un esame di risonanza magnetica e a una lunga serie di test neuropsicologici. “Volevamo scoprire se questa categoria possedesse una particolare abilità cognitiva associata a un cambiamento strutturale del cervello”, prosegue il ricercatore del Cnr. “Le neuroimmagini ci hanno rivelato che in effetti il loro cervelletto, la parte del cervello conosciuta per il suo ruolo essenziale nella coordinazione motoria e nella programmazione cognitiva di atti motori, presenta un aumento di volume della materia grigia”.

“Più persone devo coordinare in cucina, più sono veloce a programmare nella mia mente le azioni che dovrò compiere nel tempo, più il cervelletto aumenta di volume”, sintetizza il ricercatore dell’Ibfm-Cnr. “Questi risultati confermerebbero che l’allenamento produce modifiche a lungo termine sia a livello comportamentale sia a livello organico, rendendo il cervello degli chef ‘speciale’ come quello di altri expert brains già studiati dalla letteratura scientifica”. Insomma, in cucina uno chef si muove un po’ come un direttore d’orchestra. Il suo cervello lo testimonia. E il nostro palato ringrazia.

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