Gli effetti della chiusura delle scuole sui giovani sono devastanti

·4 minuto per la lettura
Scuola
Scuola

Gli effetti della pandemia e della chiusura delle scuole sui giovani sono devastanti. C’è stato un boom di segnalazioni di abbandono scolastico, perché non tutti i ragazzi riescono ad andare avanti con la Dad.

Abbandono Scolastico: boom di segnalazioni

Alla procura minorile di Cagliari sono arrivate 300 segnalazioni di abbandoni o interruzione della frequenza scolastica in un solo mese, a fronte di 700 fascicoli aperti in un anno. Stessi dati allarmanti a Napoli, dove in un mese e mezzo ci sono state 900 segnalazioni. A lanciare l’allarme sono stati i magistrati dei tribunali per i minorenni, che si sono resi conto che la didattica a distanza ha aumentato la dispersione scolastica. Il caso non riguarda solo il Sud, ma anche la Lombardia, dove l’assessore regionale all’Istruzione ha confermato che si è passato dal 12,6% al 15,7% di abbandoni scolastici. Il ministero dell’Istruzione, a livello nazionale, non ha nessun numero, gli ultimi approfondimenti riguardano il 2017/2018. Neanche gli uffici scolastici regionali hanno raccolto percentuali per capire cosa è successo. “Non abbiamo ancora dati certi sul fenomeno. Potremo capirlo bene solo alla fine dell’anno scolastico con gli scrutini” ha spiegato Carmela Palumbo, dirigente dell’Urs in Veneto. Daniela Beltrame, capo dell’ufficio scolastico regionale in Friuli Venezia Giulia, sta pensando di fare un monitoraggio, così come il Piemonte. L’unica realtà ad avere un monitoraggio sulle conseguenze della crisi sanitaria nella scuola è Save the children, che ha presentato un’indagine in collaborazione con l’Istituto di sondaggi Ipsos, da cui è emerso che “il 28% degli adolescenti dichiara che dall’inizio della pandemia almeno un compagno di classe ha smesso di frequentare la scuola“. Sono stati i procuratori minorili ad accorgersi della gravità della situazione. Il procuratore capo a Cagliari, Anna Cau, ha deciso di intervenire chiedendo ai dirigenti scolastici di comunicare i dati della dispersione scolastica e ha ammesso che i numeri sono impressionanti, tanto da avviare verifiche che vedono un lavoro con i servizi sociali e la collaborazione delle famiglie. Le 300 segnalazioni arrivate in un mese riguardano la scuola secondaria di primo e secondo grado, ma ci sono anche casi di bambini dell’infanzia. “I ragazzi si sono sentiti soli e non ce l’hanno fatta. L’hanno pagata soprattutto i più fragili” ha dichiarato la procuratrice.

Abbandono Scolastico: la situazione

Anche in Campania la situazione è grave. “L’evasione già normalmente nella nostra regione è enorme. Il Comune di Napoli si muove ma il resto delle amministrazioni sono latitanti: c’è solo il sindaco Luigi de Magistris che fa ammonizioni come previsto dalla legge. Siamo in un territorio difficile dove la preside che fa troppe segnalazioni balza all’occhio e rischia. Nel 2019 abbiamo avuto 800 fascicoli aperti. L’anno successivo siamo passati a 400, un numero anomalo che mi ha insospettito. Ho percepito che la dad aveva aggravato una fuga dagli schermi. Ho scritto ai presidi e in poche settimane sono arrivate 900 segnalazioni” ha dichiarato Maria De Luzenberger Milnernsheim, procuratore per i minori. Nelle prossime settimane gli uffici del procuratore esamineranno ogni caso per capire le ragioni. Cesare Moreno, presidente dell’associazione “Maestri di Strada” di Napoli ha raggiunto 210 famiglie di ragazzi che non frequentavano le lezioni portando un “pacco viveri per la mente” che conteneva materiale didattico. Un modo per coinvolgere i giovani. Anche al Centro e al Nord i dati non sono buoni. A Prato mancano 866 alunni, 360 della scuola dell’infanzia, 224 della scuola primaria, 143 delle scuole medie e 139 delle superiori. Melania Rizzoli, assessora all’Istruzione regionale in Lombardia, ha investito 13 milioni di euro per recuperare i giovani tra i 15 e i 18 anni che hanno lascviato la scuola. Marco Rossi-Doria, neo presidente di “Con i Bambini”, è molto preoccupato. “La dispersione scolastica e l’abbandono della scuola sono fenomeni purtroppo ben presenti già prima del Covid, soprattutto al Sud e in particolari aree sociali, nelle grandi periferie urbane ma non solo. Tra gli effetti sociali del Covid vi è sicuramente l’acuirsi di tali fenomeni e più in generale l’aumento delle diseguaglianze educative. Siccome voglio vedere il bicchiere mezzo pieno, credo che questa sia l’occasione per fare quello che andava fatto anche prima: creare alleanze educative tra scuola, famiglie, civismo educativo, istituzioni locali. Se ne esce solo insieme, implementando e rafforzando le ‘comunità educanti’ come sistema nazionale e a livello territoriale” ha spiegato.