Gli effetti sulla politica americana dalla telefonata ​tra Trump e Zelensky

massimo basile

Il presidente Usa, Donald Trump, ha fatto pressione sull'omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, perché riaprisse le indagini sull'ex vicepresidente democratico Joe Biden e il figlio, Hunter. E ha insistito perché il leader di Kiev contattasse l'avvocato personale Rudolph Giuliani e il procuratore generale William Barr.

La pubblicazione della trascrizione della telefonata tra Trump e Zelensky, avvenuta il 25 luglio, se da un lato conferma il fatto che il capo della Casa Bianca chiese di indagare sui Biden, dall'altro lascia aperti i dubbi se, tecnicamente, ci sia stato davvero uno scambio di favori. Trump avrebbe promesso a Zelensky aiuti in cambio della disponibilità del presidente ucraino a far riaprire le indagini sulla famiglia del rivale. Sarebbe il "quid pro quo", che per gli anglosassoni, a differenza degli italiani, non indica un malinteso, ma uno scambio di favori, espressione latina su cui si sta dividendo l'America. Per i repubblicani non c'è, per i democratici sì.

La telefonata, nella trascrizione

La trascrizione delinea una telefonata molto cordiale. Zelinsky magnifica i rapporti con gli Stati Uniti ed elogia Trump, il quale da parte sua gli ricorda che mentre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e gli altri Paesi europei "non fanno niente" per l'Ucraina, gli Stati Uniti "sono stati molto buoni" e molto potranno esserlo in futuro. È a questo punto della telefonata che, secondo i democratici, potrebbe affiorare il "quid pro quo".

È quando Trump cambia discorso e dice a Zelensky:

"Vorrei che ci facessi un favore. Mi piacerebbe che scoprissi cosa è successo in questa situazione legata all'Ucraina, che chiamano Crowdstrike mi piacerebbe che il procuratore generale chiamasse te o qualcuno dei tuoi per andare a fondo a questa vicenda".

Il riferimento qui è alla società di sicurezza informatica basata in California e ingaggiata dal partito democratico per provare l'intrusione nei server del suo Comitato nazionale, nel 2016, ricondotto ad hacker russi e da cui poi è scattata l'inchiesta Mueller sulle presunte interferenze russe nel voto.

Secondo tesi complottiste, i server della Crowdstrike sarebbero in Ucraina. Zelensky risponde: "Ti dico personalmente che uno dei miei assistenti ha parlato con Giuliani recentemente e contiamo molto sul fatto che Giuliani possa venire in Ucraina in modo da incontrarci. Posso garantirti che hai solo amici attorno a noi riguardo l'indagine io garantisco come presidente dell'Ucraina che tutte le inchieste verranno condotte in modo aperto e chiaro. Quello te lo garantisco".

Trump poi affronta il tema dell'inchiesta sui Biden e torna più volte sul punto, insistendo sul fatto che gradirebbe un contatto telefonico tra Zelensky, Giuliani e Barr, per affrontare questa storia. "Biden è andato in giro a dire che aveva bloccato l'indagine - continua Trump - quindi se puoi darci un'occhiata. A me sembra orribile".

Per i democratici è "la pistola fumante". Per Trump "la più grande caccia alle streghe della storia"

Il presidente ucraino gli garantisce la massima collaborazione. Secondo i democratici questa telefonata è la "pistola fumante", un "ricatto in stile mafioso", come lo ha definito il presidente della commissione Intelligence della Camera, Adam Schiff. Secondo Trump, invece, il contenuto della trascrizione è "la più grande caccia alle streghe della storia", una "guerra politica" perché nella telefonata "non c'è stata nessuna pressione".

La campagna di Trump ha indicato la telefonata come "prova che il presidente vuole combattere la corruzione di Washington, dove i Biden, i Clinton e altri politici di carriera hanno cercato guadagni personali". La richiesta di impeachment annunciata ieri dalla Speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha alzato il livello dello scontro portandolo a un punto di non ritorno. Pelosi, così fredda nei mesi scorsi davanti alle richieste di impeachment per i rapporti tra Trump e Putin, stavolta appare convinta. La Speaker ritiene che in questo caso il comportamento "disonorevole" del presidente sia chiaro e alla portata del grande pubblico, più di quanto non potesse essere quello sul ruolo di Mosca nelle presidenziali 2016.

L'impeachment rappresenta un momento drammatico dal punti di vista politico per il Paese, ma se anche dovesse essere avviato con l'approvazione della Camera, dove servono i voti della maggioranza semplice, 218 su 435, con i democratici che sono 235, dei quali 205 si sono già espressi a favore dell'impeachment, probabilmente non porterà all'incriminazione del presidente e alla sua destituzione perché l'ultima decisione spetterebbe al Senato, dove servono i voti di due terzi dei membri ma dove i repubblicani sono maggioranza.

Trump, però, anche se alla fine potrebbe ricompattare e motivare i suoi elettori in vista delle prossime elezioni, non vorrebbe essere ricordato nei libri di storia come il terzo presidente degli Stati Uniti finito sotto impeachment. L'unico, al momento, a beneficiare dagli effetti dello scandalo è Joe Biden: in calo nei sondaggi, superato da Elizabeth Warren in quelli dello stato chiave dell'Ohio, l'ex vicepresidente di Obama si trova all'improvviso nella posizione unica e vantaggiosa di candidato presidenziale vittima, a sua insaputa, di una trama in cui è coinvolta la Casa Bianca.