Gli esperti dell'Fda frenano sulla terza dose di Pfizer per tutti gli americani

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AGI - Il panel di esperti indipendenti della Food and Drug Administration, l'agenzia federale Usa che si occupa dei farmaci, ha respinto la proposta di offrire una terza dose del vaccino contro il Covid-19 di Pfizer-BioNTech a tutti i cittadini di età superiore ai 16 anni. Gli esperti hanno affermato che sono necessari più dati per valutare l'opportunità di una campagna di richiami generalizzata ma, in una seconda votazione, hanno dato il via libera unanime alla somministrazione agli over 65 e ai soggetti ad alto rischio 

L'amministrazione Biden aveva fatto sapere di voler iniziare a offrire il richiamo già dalla prossima settimana, una volta ricevuta l'autorizzazione delle autorità competenti. La decisione dell'Fda, che raramente diverge dalle conclusioni non vincolanti del panel, potrebbe arrivare già nelle prossime ore.

La prossima settimana si riunirà invece il Centers of Disease Control and Prevention per valutare una questione che ha diviso la comunità scientifica. Pochi giorni prima la riunione del panel di esperti dell'Fda, era stato pubblicato su 'The Lancet' uno studio nel quale un gruppo di scienziati aveva sottolineato che la protezione del vaccino scema, col tempo, per le affezioni leggere ma continua a persistere per i sintomi gravi. Lo studio, firmato anche da due alti funzionari dell'Fda, concludeva quindi che una distribuzione di richiami su larga scala non è al momento opportuna.

Le preoccupazioni degli esperti

Il dibattito tra gli esperti, trasmesso in diretta streaming, ha visto alcuni membri del panel sostenere che i richiami andrebbero limitati agli ultrasessantenni, che sono a maggior rischio di sviluppare affezioni gravi. Altri hanno manifestato preoccupazione per i rischi di miocardite nei più giovani, affermando che sono necessari maggiori approfondimenti.

Il dottor Hayley Gans, un membro con diritto di voto, si è detto "colpito" dalla richiesta dell'Fda di un esame sulla totalità delle informazioni presentate venerdì, in quanto alcuni dati, inclusi quelli sulla sicurezza, sono insufficienti. Phil Krause, un altro firmatario dello studio pubblicato su The Lancet, ha avvertito che molti dati non sono stati esaminati dall'agenzia federale o non sono stati sottoposti a peer-review.

Le indicazioni arrivate da Israele

Nei documenti resi noti dall'Fda mercoledì scorso, Pfizer aveva sottolineato che i casi osservati in Israele, dove a fine luglio è cominciata l'inoculazione della terza dose, mostravano che la protezione dall'infezione risaliva al 95% grazie al richiamo. La dottoressa Sharon Elroy-Preiss, del ministero della Salute israeliano, durante la riunione del panel ha affermato che la somministrazione della terza dose è stata decisa dopo aver assistito a un preoccupante aumento dei ricoveri tra quarantenni e cinquantenni pienamente vaccinati.

Elroy-Preiss ha aggiunto che su 2,9 milioni di persone che hanno ricevuto il richiamo è stato registrato un solo caso di miocardite e che gli effetti collaterali sono stati per lo più moderati e transitori, non dissimili da quelli avvertiti dopo la seconda dose.

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