Gli hacker sanno se vedi video erotici, quali, e possono dirlo a tutti

Sono trenta milioni gli americani che guardano video porno con regolarità. La cifra citata dal Wall Street Journal è notevolmente superiore a quella che emerge solitamente dai questionari anonimi e che si aggira intorno al 12%.

E se il pudore altera i risultati delle indagini, anche se anonime, ci pensa il tracking online a mettere ordine nelle statistiche e a fornire dati credibili. Brian Merchant ha pubblicato un ampio reportage su Vice per fare il punto della situazione sulla privacy dei visitatori dei siti porno e ne è merso un quadro piuttosto eterogeneo, fino alla previsione di un “pornoleaks” in cui le url visitate dagli utenti dei siti con video erotici potrebbero essere rese pubbliche.

“Se guardi porno online nel 2015, anche se in modalità di navigazione in incognito, aspettati che a un certo punto la tua cronologia sia rilasciata pubblicamente con attaccato il tuo nome” ha dichiarato l’ingegnere informatico Brett Thomas. I sistemi di tracking sono diventati sempre più raffinati e sistemi come Google Analytics sono in grado di fornire informazioni dettagliatissime sulla propria utenza. Browser come Chrome e Safari sono configurati per consentire l’identificazione degli utenti che si muovono in rete.



Quando si compie una ricerca su di un sito di video porno non si viene soltanto diretti verso ciò che soddisfa le proprie preferenze, ma si manda una richiesta a compagnie di web-tracking come AddThis. La keyword è “agganciata” a un indirizzo IP e secondo Thomas non ci sarebbe nulla di stupefacente se un hacker mettesse alla berlina le preferenze degli utenti di siti porno. In alcuni Paesi un’azione di hacking di questo tipo potrebbe rappresentare un serio pericolo: pensiamo, per esempio, ai Paesi in cui la visione di video porno gay potrebbe portare a pene detentive quando non a punizioni corporali.

Insomma le abitudini private degli utenti non sono poi così private come si tende a pensare. Cancellare la cronologia e navigare in incognito può nascondere le proprie viste sul proprio pc, ma non ai siti sui quali si è “atterrati” e ai loro partner.

Merchant ha utilizzato l’app Ghostery per riuscire a capire se ci siano differenze fra un sito e l’altro e ha scoperto che mentre siti come XVideos, XHamster e XXNX inviano url “parlanti” che definiscono con un titolo il contenuto del video, Pornhub e Redtube mascherano il contenuto del video con url non “parlanti”. Grazie a Ghostery l’autore dell’inchiesta ha scoperto che ogni sito ha elementi di tracking installati e può trasferire informazioni a società esterne oppure ai propri partner di pubblicità settoriali. L’accesso gratuito alla pornografia online per cui in “era analogica” occorreva spendere moneta sonante si paga in maniera obliqua. È una regola che, naturalmente, non vale solamente per il porno visto che il 91% dei siti sulla salute inviano dati sulle ricerche mediche a corporazioni esterne.

Gli esperti sottolineano come il tracking sia fondamentale nelle strategie di contrasto della pedopornografia e persino in una guerra digitale contro i presunti terroristi islamici, smascherati nelle loro reali preferenze sessuali, magari contrarie ai dettami della dottrina musulmana.

Secondo Cooper Quentin dell’Electronic Frontier Foundation il pericolo dell’esposizione non è determinato da siti come PornHub o XVideos che hanno tutto l’interesse a mantenere intatta la fiducia degli utenti, ma dai data broker e dai web tracker che maneggiano i dati degli utenti.

Insomma fra lo scenario allarmistico di Thomas e quello più “opportunista” di Quentin c’è un abisso. Una cosa è certa, per gli hacker più disinvolti capire chi vede video porno e quali sono le clip che predilige non è mai stato così facile. E la possibilità che a qualcuno venga in mente di diffonderli, per vendetta, per scherzo o per ricatto, non si può più escludere.