Gli imballaggi per gli alimenti contengono sostanze tossiche

Fabrizio Arnhold
(Getty)

Il cartone della pizza potrebbe contenere sostanze tossiche, come il contenitore che racchiude l’hamburger. Si chiamano Pfas e sono sostanze fluorurate usate per rendere impermeabili al grasso e all’acqua gli imballaggi per alimenti. L’autorità per la sicurezza alimentare in Danimarca ha posto limiti stringenti, in Italia e nel resto d’Europa non c’è nessuna attenzione particolare e queste sostanze sono praticamente ovunque.

Altroconsumo ha condotto per l’Italia dei test di laboratorio, con la collaborazione di altre quattro associazioni indipendenti europee, Danish Consumer Concil (Danimarca), DECO (Portogallo), OCU (Spagna) e Test-Achats (Belgio). Dalle analisi condotte è stata riscontrata la presenza di sostanze indesiderate nei contenitori alimentari utilizzati nelle pizzerie e nei fast food.

Le analisi hanno riguardato 65 campioni di imballaggi alimentari, tra i quali 13 di provenienza italiana. I risultati non sono affatto incoraggianti per la nostra sicurezza alimentare. I composti fluorurati sono intenzionalmente usati per il trattamento delle superfici degli imballaggi in carta e cartone. Il tenore di fluoro organico, in 63 campioni su 65, supera il valore limite raccomandato dall’Autorità danese per la sicurezza alimentare. I test di laboratorio, inoltre, hanno rinvenuto sostanze tossiche in metà dei campioni esaminati e alcune di queste sono nell’Elenco europeo delle sostanze estremamente problematiche, come il PFOA, composto chimico che riduce la fertilità e danneggia il feto.

Il Parlamento europeo ha già chiesto lo scorso ottobre alla Commissione europea di sviluppare delle misure specifiche per le 13 categorie di materiali destinati al contatto con gli alimenti. Altroconsumo ha scritto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e a Giuseppe Ruocco, direttore generale della DG igiene e sicurezza degli alimenti e della nutrizione del ministero della Salute, chiedendo un incontro urgente per garantire la sicurezza di consumatori. In questo caso di chiunque abbia mai ordinato una pizza d’asporto.

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