Gli "invisibili" di Novara scampati all'incendio del garage dove vivevano

Ettore Colli Vignarelli
·3 minuto per la lettura

AGI  – “Li stiamo cercando: siamo pronti ad offrire loro un posto caldo dove dormire, ma per il momento non so come rintracciarli”. E' rammaricato il vicesindaco e assessore alle politiche sociali del Comune di Novara, Franco Caressa. Le tre persone, padre e due figli, che ieri pomeriggio sono state coinvolte nell'incendio di una catasta di immondizia abbandonata nel tunnel dei garage di un fabbricato delle case popolari della periferia nord est di Novara sono come svanite nel nulla.

Anche i servizi sociali del comune, che li hanno in carico da diverso tempo, non hanno un recapito telefonico per ricontattarli. Il giorno dopo, lo scenario dell'incendio è una specie di paesaggio lunare. Nel tunnel sotterraneo, una lunga fila di autorimesse non utilizzate e inagibili: in due di queste la famiglia di senzatetto da qualche mese aveva trovato riparo. Per fortuna i tre si sono salvati senza riportare intossicazioni o ustioni, ma il rischio corso è stato gravissimo. E soprattutto ha rivelato uno stato di degrado e di abbandono assai più diffuso di quanto non sembri.

Dopo lo sfratto, l'inizio di un incubo

La storia di Roberto, 66 anni, dei suoi due figli, Andrea e Matteo di 42 e 35 anni, è la storia di un “invisibile”. Viveva proprio lì, in uno dei “casermoni” di via Casorati, quartiere di S. Agabio, un passato di area industriale e operaia e un presente di immigrazione con ampie sacche di degrado. Un quartiere dove negli anni 70 e 80 del secolo scorso si sono moltiplicati i grandi complessi di edilizia popolare, alveari umani spesso senza anima. Roberto abitava con la mamma, Gina, che sette anni fa è mancata senza aver provveduto a indicarlo come “congiunto convivente”. E quindi la burocrazia lo ha inghiottito: lo sfratto e l'inizio di un incubo.

“Una situazione – racconta all'AGI Marco Marchioni da tre mesi presidente di Atc Piemonte Nord, l'ente che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico – che sono riuscito a ricostruire sentendo subito gli uffici. Questo signore è stato dichiarato decaduto dall'assegnazione dell'appartamento, poi vi è rientrato abusivamente un paio di volte ed è stato sempre allontanato. Poi di lui si erano perse le tracce. Pensavamo si fosse trasferito in un'altra città”. 

Il presidente Atc "la crisi seguita alla pandemia ha fatto crescere morosità e occupazioni abusive"

Roberto e la sua famiglia, confermano i servizi sociali del Comune di Novara, avevano avuto l'offerta di una sistemazione temporanea in un centro di accoglienza che è collocato nei prefabbricati dell'ex villaggio Tav, gli alloggi degli operai che un decennio fa hanno costruito la linea ferroviaria ad alta velocità nella zona di Novara. Ma Roberto ha declinato. “Non sapevamo nulla di questa vicenda– dice il presidente Marchioni – che comunque non è l'unica. La crisi economica che è seguita alla pandemia ha fatto crescere le morosità e le occupazioni abusive. Oggi la situazione è congelata a seguito della normativa sull'emergenza, ma temo che nei prossimi mesi i problemi esploderanno in tutta la loro drammaticità”. Intanto i vigili del fuoco stanno cercando di capire come si sia sviluppato l'incendio: alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto un gruppo di ragazzini giocare nei pressi della catasta di immondizia. Da verificare la possibilità che il fuoco sia stato appiccato di proposito. “In ogni caso – conclude il presidente Marchioni – ha già dato indicazioni affinché non appena possibile l'accesso al seminterrato sia sbarrato”. Nel frattempo Roberto con i suoi figli sono tornati ad essere quelli di prima: invisibili.