Gli isterici con Djokovic finiscono nel regno dei complottisti

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Tennis - Davis Cup Semi-Finals - Serbia v Croatia - La Caja Magica, Madrid, Spain - December 3, 2021 Serbia's Novak Djokovic in action during his match against Croatia's Marin Cilic REUTERS/Susana Vera (Photo: Susana Vera via Reuters)
Tennis - Davis Cup Semi-Finals - Serbia v Croatia - La Caja Magica, Madrid, Spain - December 3, 2021 Serbia's Novak Djokovic in action during his match against Croatia's Marin Cilic REUTERS/Susana Vera (Photo: Susana Vera via Reuters)

Novak Djokovic, non vaccinato contro il covid, giocherà agli Australian Open di tennis grazie a un’esenzione medica. Lo ha annunciato lui stesso su Instagram con sincero entusiasmo dividendo istantaneamente il mondo in due, chi lo insulta per cattivo esempio (no vax), chi lo issa a vessillo (no vax).

Ora Nole, che è in grado di dare il meglio e il peggio di sé da solo, non ha certo bisogno di altre persone a sua difesa. Oltre ai migliori avvocati e medici, può permettersi i migliori coach mentali e fisici. Per dire, può anche concedersi il fallimento di un Andre Agassi, che da esperto di pozzi neri della mente cercò di tirarlo su, ma senza molto successo, in occasione di un Roland Garros del 2017.

Inoltre, come molti hanno rilevato, assunto che la salvezza di tutti noi stia dipendendo dall’efficacia dei vaccini, ma anche dall’assunzione di una certa dose di rischio individuale e collettivo, da un campione, numero uno del mondo, nel tennis, dunque pure ricco sfondato e privilegiato, ci si sarebbe aspettati un comportamento all’altezza, di essere un modello per milioni di appassionati invece che la bandiera delle brigate internazionali dei no vax.

Detto questo, pur dichiarandosi contrario al vaccino, auspicandone la non obbligatorietà, e organizzando tornei catastrofici in termini di contagi in Serbia, va detto che finora Djokovic ha giocato, spesso vinto, dall’inizio della pandemia. Ora però diventa un mostro. Pur presumibilmente avendo preparato un certificato medico autentico, esaminato da due commissioni separate, a quanto pare in forma anonima.

La stessa Tennis Australia è dovuta intervenire: “Un’esenzione medica è stata concessa a seguito di un rigoroso processo di revisione che ha coinvolto due gruppi separati indipendenti di esperti medici. Uno di questi era l’Independent Medical Exemption Review Panel nominato dal Victorian Department of Health. Hanno valutato tutte le domande per vedere se soddisfacevano le linee guida dell’Australian Technical Advisory Group on Immunization (Atagi)”.

Insomma, autorità sanitarie e politiche paragonabili alle nostre hanno valutato e deciso, si deve credere in buona fede e seguendo le procedure, causando lo sdegno generale, solo dalle nostre parti, di stimati virologi, campioni del passato, esperti del settore. C’è chi invita a non giocarci contro, chi lo invita a prendere parte a un torneo dei no vax, fino allo “schifo” provato dai presidenti di regioni a migliaia di km dall’Australia. Sarà l’esasperazione mondiale per il Covid, ma qualcosina non torna. E la vicenda Djokovic diventa sintomo di un corto circuito globale.

Perché probabilmente non c’è maggiore rapporto di intimità tra il cittadino e lo Stato dell’accettazione di una vaccinazione in momenti emergenziali. Ci si affida, con più o meno riserve, alle autorità sanitarie e politiche, punto. Le stesse che stabiliscono regole e procedure per eventuali esenzioni dal vaccino. Per questo chi ha fiducia nell’autorità quando ti vaccina, dovrebbe averla anche quando un’autorità ti esenta. Altrimenti si entra nel regno del sospetto e delle ombre, frequentato dagli stessi che si cerca di combattere con rigore, preparazione e senso logico ogni giorno.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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