"Gli italiani non sono coglioni"

Giuseppe Colombo
Zingaretti

Il limite della sopportazione lo fissa Nicola Zingaretti alle otto e mezza di sera, quando sulla manovra si è consumata un’altra giornata di tensione. Tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio è calato il gelo. Per dirne una: il vertice di maggioranza di lunedì a palazzo Chigi, che i grillini hanno caricato di condizioni ultimative, a sera non era ancora stato convocato dal premier. Il segretario del Pd è negli studi televisivi di La7, ospite di ‘Non è l’Arena’. Va dritto al punto: “Diciamo agli alleati che si può andare avanti, ma nessuno ricominci a mettere le bandierine sulle identità perché gli italiani sono stanchi e non sono dei coglioni. Bisogna mantenere la parola sennò si arrabbiano e ci sarà una rivolta”. La manovra non è ancora scritta e si trova già a scontare il peso della ripartenza: l’intesa politica dentro alla maggioranza da ridiscutere, a cascata le misure da ricalibrare. Il primo giro è andato a vuoto. Generando fibrillazioni e ultimatum.

Le parole di Zingaretti puntano dritto a quella che è diventata la cifra politica ed emotiva della manovra: la polemica. “Se in questo governo - insiste - qualcuno si illude che può dire che ‘siamo d’accordo’ ma poi fa polemiche, l’interesse ad andare avanti viene meno”. Dopo una gestazione con pochissimi screzi, fatta eccezione per le divisioni sul ritocco all’Iva, le dinamiche degli ultimi giorni hanno consegnato una maggioranza divisa e in grande affanno. Le tre condizioni dettate oggi da Di Maio per il via libera - manette ai grandi evasori, stop alla stretta sulle partite Iva e niente multe per i Pos - rimandano ai giorni turbolenti delle grandi tensioni interne al governo Lega-M5s. I renziani insistono sullo stop alle mini-tasse, con Matteo Renzi che tuttavia ha messo il governo al riparo dal rischio caduta, quantomeno per ora. Seppure con toni e pesi differenti, è polemica su un testo che tra l’altro è ancora fermo sulle scrivanie dei tecnici del Tesoro per...

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