Gli occhi dell'antitrust sugli App store di Google e Apple

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Guai con l’antitrust negli Stati Uniti per Google. Il colosso di Mountain View sta affrontando una causa capeggiata dalla California e che vede come partecipanti quasi 40 stati, tra cui anche New York, Colorado, Utah e Massachussets. Nel mirino in particolare le pratiche in vigore sul Google Play Store per tarpare le ali alla concorrenza, in particolare riguardo ai pagamenti degli acquisti in-app. Secondo quanto sostengono i querelanti, Google avrebbe reso obbligata la scelta di utilizzare il suo sistema di pagamenti Billing per gli sviluppatori Android per le vendite di contenuti via app, ricavando miliardi di dollari dalle commissioni che, essendo l’unico giocatore sul mercato, ha potuto fissare a suo piacimento senza una reale concorrenza.

Inoltre Google avrebbe abusato della posizione dominante per favorire il suo Play Store, arrivando al punto di offrire un pagamento a Samsung in cambio dell’abbandono dei suoi rapporti con gli sviluppatori, chiaro deterrente alla nascita un App Store alternativo a Google Play. La risposta di Google è stato un post sul suo blog, in cui si dicono stupiti di essere i destinatari di una causa del genere, dato che Android permette molta più libertà sia agli utenti che agli sviluppatori rispetto a “altri sistemi operativi per mobile”. Il chiaro riferimento è alla Apple, che di recente ha dovuto affrontare accuse molto simili da parte di Epic Games. La società, creatrice del popolarissimo videogame Fortnite, ha cercato di aggirare il sistema proprietario Apple per i pagamenti in app che trattiene il 30% di commissioni. Apple, allora, ha rimosso Fortnite dall’app store, il che ha portato a una diatriba legale che ancora non è risolta. E che, a distanza di mesi, va avanti con fortune alterne in diversi stati, perché Epic Games ha intentato causa a Apple non solo negli Usa, ma anche in altre aree del mondo. Ha trovato terreno fertile in Australia, dove, dopo un primo stop, Epic Games si è vista riconoscere in appello il diritto ad agire legalmente.

La questione Fortnite ha colpito anche Google: Epic Games ha infatti bypassato le commissioni anche sui pagamenti tramite Google Play, e la app è stata rimossa dallo store ma, come spiega Google stessa nel suo post di risposta alla recente causa antitrust, “Epic Games, ha beneficiato dell'apertura di Android distribuendo l'app Fortnite al di fuori di Google Play”, cosa che invece su Apple non è possibile fare. La posizione dominante dei maggiori player nel campo della distribuzione delle app è nel mirino da tempo, e per quanto Android sia un sistema decisamente più aperto rispetto a iOS, sono in molti a sostenere il bisogno di una maggiore concorrenza. Tra questi la Coalition for App Fairness, un’organizzazione no profit del settore che include tra i suoi membri Spotify, Tile e Match Group. Proprio riguardo alla causa contro Google, hanno commentato: “Gli App Store hanno avuto la possibilità di abusare della loro posizione di mercato per troppo tempo. Le loro politiche non competitive soffocano l’innovazione, inibiscono la libertà dei consumatori, gonfiano i costi e limitano una comunicazione trasparente tra gli sviluppatori e i loro clienti”.

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