Gli occhi puntati su Draghi. Banche preoccupate

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È uno di quei giovedì in cui il faro si sposta su Mario Draghi e sulle decisioni che la Bce prenderà. Il presidente di Eurotower è alla sua penultima fatica, il penultimo consiglio direttivo prima della fine del mandato e il passaggio di consegne a Christine Lagarde, che ha già annunciato la volontà di proseguire sulle orme del predecessore. 

La scommessa di Draghi è che, alla fine, le preoccupazioni per la guerra dei dazi, una Brexit pericolosa e una frenata globale dell’economia prevarranno sulla linea attendista che vorrebbe una Bce ancora alla finestra. Preoccupate dalle mosse della Bce sono però da un lato le banche, che si sentono penalizzate da un nuovo taglio dei tassi, e dall’altro un gruppo di Paesi, che stanno alzando una barriera senza precedenti al rilancio del Qe, tanto da alimentare voci secondo cui l’annuncio potrebbe slittare.

Già a giugno Mario Draghi aveva preparato il terreno a un nuovo pacchetto di stimolo monetario. Gli scenari però cambiano rapidamente: l’euro nel frattempo è sceso, i rendimenti pure (il Btp decennale sotto l′1%, il bund trentennale addirittura negativo) e le Borse hanno recuperato, nell’attesa di una ripresa degli acquisti di bond attesi a circa 30 miliardi al mese; un taglio dei tassi da -0,4% a -0,5 o persino -0,6%; una nuova ‘forward guidance’ che escluderebbe qualsiasi taglio dei tassi su un orizzonte più dilatato rispetto a “metà 2020” indicato finora.
Non c’è solo l’opposizione al Qe espressa da settimane dai governatori ‘falchi’ di Paesi come Germania, Austria, Finlandia Olanda e dalla consigliera esecutiva (tedesca) Sabine Lautenschlaeger. C’è anche la posizione prudente di Francois Volleroy de Galhau (Banca di Francia) che fa sussurrare alcuni che la Bce, anziché varare in queste ore un nuovo Qe come appariva ormai scontato, potrebbe prendere ancora tempo.

C’è poi il nodo del tasso sui depositi che scende ancor più sotto zero e comprime i margini d’interesse...

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