Gli scatti rubati di "11", il nuovo romanzo di Giancarlo Marinelli sulle Twin Towers

·8 minuto per la lettura

Pubblichiamo un estratto da “11” (La Nave di Teseo), scritto da Giancarlo Marinelli. L′11 settembre è raccontato attraverso gli scatti rubati di Konstantin Petrov, un giovane esule estone rifugiato a New York, dove lavora come elettricista al centoseiesimo piano della Torre Nord del World Trade Center. Qui, sfruttando il turno di notte, racconta con la sua macchina fotografica il cuore dell’economia mondiale.

Ore 9.05 a.m. Spelling del Lupo

Nella classe 301 della scuola elementare Emma E. Booker di
Sarasota, lui sta seduto davanti ai bambini, Cazzo manco un bianco
a cercarlo, manco una mulattina, tutti negretti trecce e riccioli, e la
maestra pingue e negrissima Makaya Moran gli spacca i timpani
chiedendo ossessivamente ai pargoli, Ready?, e giù con lo spelling,
A q u i l o n e, Ready?, e tutti in coro, Aquilone, A c c i a i o, Ready?
Acciaio, e George W. li guarda ammirato, e ripensa a quello che gli
ha detto Condoleezza al telefono prima di entrare in aula, un aereo
ha incornato una delle Gemelle del World Trade Center, bel
disastro, non ci voleva, questa non ci voleva, proprio nei giorni in
cui lui era pronto a presentare al Congresso un piano da sette
miliardi di dollari all’anno contro le imminenti epidemie di virus, un
aereo fa l’aquilone impazzito e si infila in una delle Twin, chi lo
segue adesso, quale maggioranza gli va dietro su ipotetici scenari
di polmoniti e batteri pronti a infestare il mondo se ancora in cielo
girano gigantesche schegge impazzite, A r r a b b i a t o, Ready?

Arrabbiato, il Presidente sorride alla maestra che forse l’ha
sorpreso distratto, immerso nei suoi pensieri, e allora lui forza
ancora di più il suo magnifico sorriso e la ammirata soddisfazione
negli occhi adoranti le scimmiette dello zio Tom, è nella tana del
lupo altro che delle scimmiette adesso, Emma E. Booker è stata la
prima donna che negli anni Cinquanta in Florida ha lottato per
togliere ogni disparità tra bimbi neri e bianchi tanto per capirci, e la
signora Makaya Macaca Moran ha un marito che vedendola a
colazione troppo eccitata per l’incontro con Bush l’ha stroncata,
Ricordati che non è il nostro Presidente, ha rubato l’elezione. Tanto
per capirci.

Finalmente arriva l’ora della favola, quella del lupo e della pecorella
con il finale a scelta, George W. apre il libro, accavalla le gambe e
spera che Makaya Macaca abbia convinto le scimmiette a cambiare
e a metterci un bel happy end che collimi con il suo, poi foto di rito,
bel discorsetto a ribadire per l’appunto che nessuno sarà lasciato
indietro, e via subito a New York per dare indietro ai parenti i pezzi
del marito, della madre, della figlia, dell’amministratore delegato e della sua segretaria, passeggeri dell’American Airlines o passeggianti nei piani alti della Torre Nord.

C o l p i r e, Ready?, bum passeggeri e passeggianti sono diventati
una cosa, una lamiera di carne sola, ma come cazzo, come diavolo
possono ancora succedere cose così in America, nella sua
America, Ready?, chiede di nuovo la Macaca, e stavolta lo dice con
uno sguardo in parte rivolto a lui. Devo leggere anch’io maestra? A
voce alta, lo scimmione con le scimmiette? E se invece io facessi il
lupo e i bambini la pecorella? Non sarebbe più eccitante, più
spettacolare così? Non è quello che lei, suo marito, i genitori e tutti i
giornalisti riuniti qui dentro pensate di me?, vorrebbe quasi alzare la
mano per proporlo, ma qualcosa non gli torna perché adesso che
legge si rende conto che il titolo della fiaba è diverso da quello che
il suo staff gli ha dato. La mia capretta, come sarebbe? Ma non era
In una notte di temporale? La storia è la stessa del lupo e della
pecorella o è diversa? Che casino hanno fatto i suoi? Manco questo
sono stati capaci d’organizzare per bene, e poi uno si stupisce che
gli aerei volteggino come frisbee nelle città.

Gli alunni della seconda, i privilegiati dentro la stanza 301 tutti con
pantaloni blu e camicia bianca d’ordinanza, sono pronti a
spellingare la storiella e mentre lui prova a raccapezzarsi, sente
un’ombra che s’avvicina da sinistra, un’eclissi che gli adombra il
profilo, e il presentimento della catastrofe giunge anche dal
rovescio dei clic dei fotografi, una grandinata di scatti che
assordano lo spazio, come se i reporter fossero in anticipo rispetto
a lui, sapessero qualcosa che il Presidente ancora non sa, e allora
Andrew Card si piega verso George W. e gli sussurra qualcosa
all’orecchio, e quel momento viene colto da una bambina in prima
fila, l’unica che non ha tenuto gli occhi sul libro ma è rimasta in
costante contemplazione del Presidente, lei si chiama Mariah
Williams, e quando vede il portavoce che silenzia la sua voce
dentro l’orecchio destro di George W. le viene in mente l’immagine
di quel maledetto serial dell’orrore che suo fratello maggiore guarda
continuamente con gli amici rispolverando alcuni vecchi nastri VHS
dalla soffitta, e la scena è un incubo che si svolge in una stanza con
le tende rosse e le statue bianche, in cui un poliziotto è seduto di
fronte a un nano che balla e che parla all’incontrario, poi si avvicina
una ragazza bionda che è stata uccisa non si sa da chi e sussurra
qualcosa all’orecchio del poliziotto, forse il nome del suo assassino,

Twin Peaks si chiama quel film a puntate, e quando Mariah poi
saprà cosa è successo, quel Twin che accomuna Peaks con
Towers contribuirà a interromperle ancora di più il sonno e
l’infanzia, Presidente un secondo aereo nella Torre Due, l’America è
sotto attacco, Andy Card si tira su, si stacca e se ne va, Mariah
Williams vede il viso del Presidente farsi di gesso, la testa s’affossa
appena sulla spalla sinistra, una smorfia di dolore e fastidio a un
tempo, poi gli occhi stretti di George W. cercano qualcuno in fondo
all’aula, per due interminabili secondi frugano in fondo all’aula con
insistenza, e ogni analista del creato per il tempo che verrà proverà
a identificare il destinatario di quegli sguardi presidenziali, e alla fine
la diagnosi oculistica dirà che non cercavano niente, che il difetto
oscuro non è da rintracciarsi nelle cornee o nelle retine, bensì nel
fegato e nei disturbi neurologici, insomma semplicemente George
W. Bush da vecchio ubriacone quale è sempre stato e da figlio
scemo del villaggio texano che sempre sarà, in quei due
interminabili secondi cercava qualcuno che gli dicesse cosa fare,
come comportarsi, suo padre, Condoleezza, Dick Cheney, qualcuno
che lo telecomandasse, e altri ancora invece sosterranno che lo
smarrimento del leader era dovuto al fatto che nessuno della
Sicurezza era corso da lui per portarlo via, Ma se l’America è sotto
attacco perché non siete qui a farmi da scudo e a trascinarmi in un
posto dove nessuno mi può toccare? Ma se l’America è sotto
attacco perché nessuno di voi pensa che la Macaca o una delle
scimmiette qui presenti potrebbero tenere una pistola dentro il libro
e farmi secco da una distanza ancora più corta di quella usata da
Sirhan Sirhan per impallinare Bob Kennedy nella cucina dell’hotel
Ambassador?

E allora passati i due secondi lui si mordicchia il labbro esattamente
come quando tornava a casa e si ritrovava nel silenzio inumano di
ogni stanza, rotto soltanto dalla ventola del forno, La signora Laura
è uscita, mi ha detto che non sa quando tornerà, gli comunicava la
colf, il marito masticava amaro, Porca Puttana di nuovo in clinica
minimo una settimana, e sempre due secondi dopo il padre
sorrideva luminoso verso il pianerottolo delle scale dove Jenna e
Barbara lo fissavano agghiacciate, Il papà detta queste tre regole
tremende alle sue due principesse: stasera vietato andare a letto
presto, vietato lavarsi i denti, vietato parlare sottovoce, il Presidente
adesso sorride in modo invisibile quasi per tutti, tranne che per lei, per Mariah Williams a cui quel sorriso è diretto, Non guardare me,
dai, leggi insieme agli altri, e la bambina s’unisce al coro che
attacca con la favola, ma lei ha capito tutto, e si è sentita così
amata, così compresa e protetta da quel viso pallido e stravolto che
è la prima a scandire con precisa esaltazione L a m i a c a p r e t t
a, quella stessa esaltazione patriottica che la porterà poi a sedici
anni a entrare nell’Accademia Militare di Sarasota.

George W. non la segue, no, lui non legge, sarebbe troppo consegnare alla futura memoria del popolo se stesso intento a canticchiare una
sottospecie di Esopo mentre fuori il mondo va a fuoco, ascolta i
bambini, li guarda fiero e basta, non si schioda dalla sua sedia per
sei minuti e cinquantotto secondi esatti, durante quel tempo infinito
recita il suo spelling muto, una sorta di autotraining motivazionale
direbbero i guru coglionazzi ingaggiati dalle multinazionali, perché
George W. non ne ha vista una in fondo all’aula, non può esserci,
ma certo, sono tutte riunite attorno al maxischermo nella Media
Room della scuola a seguire commosse la lezione del Presidente
con i loro figli. Lui l’ha promesso a Laura.
P a p à r e s t a q u i f i n ch é l a m am m a n o n t o r n a.
E il lupo non se ne va.

Giancarlo Marinelli 11 (Photo: La Nave di Teseo)
Giancarlo Marinelli 11 (Photo: La Nave di Teseo)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli