Gli scioperi senza fine in Francia. Con l'incubo della paralisi di Natale

Veronique Viriglio

Al 12esimo giorno delle proteste contro la riforma delle pensioni, governo e sindacati sono sempre più arroccati sulle proprie posizioni e a fare da arbitro è l'opinione pubblica, ancora favorevole al movimento sociale nonostante la prospettiva di scioperi anche a Natale. In Francia si apre una nuova settimana decisiva sia sul fronte degli scioperi che delle trattative sul futuro sistema pensionistico, in cui ciascuno cerca di muoversi in modo strategico, in un rimpallo di accuse e responsabilità se il Paese dovesse rimanere paralizzato durante le feste.

Oggi ad entrare nelle danze della contestazione sociale sono gli autotrasportatori che bloccano alcuni centri logistici di rifornimento in petrolio e di consegna di numerose merci. Un'agitazione che riguarda in parte le pensioni, oltre alla richiesta di un aggiustamento salariale e di una 13esima mensilità, finora negata alla categoria.

Per non gravare sui cittadini, già colpiti dal fermo treni e metropolitane, gli autotrasportatori non dovrebbero bloccare pesantemente le autostrade, ma con 350 mila dipendenti l'interruzione del lavoro rischia di creare disagi nelle consegne di ordini per il Natale, quelli effettuati sulle principali piattaforme di vendita online, come Amazon, ma anche quelli destinati ai supermercati. Con 630 chilometri di ingorghi a Parigi e nei suoi sobborghi durante l'ora di punta del mattino, si è toccato un bloccaggio del 50% più alto del solito.

La maggior parte delle linee della metropolitana nella capitale è rimasta chiusa o ha subito disagi mentre hanno operato pochissimi treni e in tutta la Francia era in funzione uno su tre treni del Tgv. E per domani i sindacati hanno indetto un'altra giornata di sciopero nazionale che oltre ai trasporti riguarderà anche scuole, università e raccolta di rifiuti. Per questo motivo diverse università, tra cui la Sorbona di Parigi e in 10 mila all'Università di Lille (nord), hanno annunciato di aver annullato o rinviato gli esami di fine anno perché gli studenti non sarebbero stati in grado di presentarsi. A patire le conseguenze del fermo trasporti sono anche i titolari di attività commerciali, grandi o piccole che siano, che registrano un calo delle vendite a pochi giorni da Natale. 

Un altro settore in fermento è quello della sanità, con i medici di base che ogni sabato lasciano i propri studi chiusi, oltre al personale medico-infermieristico degli ospedali che osserva scioperi saltuari per denunciare condizioni di lavoro sempre più difficili e un calo nella qualità dei servizi pubblici. Se l'esecutivo "ritira il suo progetto e discutiamo seriamente su come migliorare il sistema, allora tutto andrà bene. Altrimenti decideremo su come procedere tra giovedi' e venerdi'", ha dichiarato il segretario generale del sindacato Cgt, Philippe Martinez. "La tregua di Natale francamente non fa per noi", ha avvertito il sindacalista dei ferrovieri, Laurent Brun.

Per i sindacati, il nodo della trattativa riguarda l'età della pensione a 64 anni, alla quale si oppone anche il leader sindacale riformista della Cfdt, Laurent Berger, invece contrario al blocco natalizio. In risposta ai sindacati che fanno la voce grossa, esponenti di governo stanno moltiplicando le dichiarazioni dai toni forti e accusatori. "Natale è un momento importante, non credo che i francesi accetterebbero di esserne privati da chiunque", ha dichiarato il premier Edouard Philippe. Il ministro per l'Azione e i Conti pubblici, Gerald Darmanin, sottolinea che "la Repubblica non può subire ricatti". "Abbiamo bisogno di una tregua. È impensabile che solo due professioni impediscano ai francesi di trascorrere momenti in famiglia di cui tutti hanno bisogno", ha detto il presidente del Parlamento, Richard Ferrand. "Mai nessun momento è buono per attuare una riforma di fondo come quella delle pensioni, ma è nell'interesse di tutti. Mi auguro che possiamo ritrovare la via del dialogo", ha invece auspicato il ministro del'Economia, Bruno Le Maire, mentre i negoziati proseguono a stento. Finora gli ultimi sondaggi danno in parte torto al governo e alle sue pressioni sui sindacati.

In base all'ultimo realizzato da Ifop il 54% dei francesi sostiene ancora lo sciopero - erano il 53% dopo il giovedi' nero del 5 dicembre - mentre il 30% è ostile, stabile rispetto alla scorsa settimana. Tuttavia il 55% degli intervistati considera "inaccettabile" il protrarsi delle agitazioni sindacali durante le feste, ma solo il 41% lo vede come "un disturbo significativo per se stessi o la propria famiglia". Ad oggi la responsabilità di tale bloccaggio nei trasporti e in altri settori viene maggiormente attribuita al governo (46%) che ai sindacati (35%)

"Tra governo e sindacati siamo di fronte a un braccio di ferro ancora molto aperto. Nessuno dei due campi è in posizione di vantaggio, almeno per ora", ha commentato il direttore dell'Ifop, Frederic Dabi, sottolineando che a differenza della contestazione del 1995 "in cui il sostegno ai manifestanti era molto più alto, oggi l'appoggio dei francesi non e' cosi' marcato". Sul piatto della bilancia dell'opinione pubblica francese c'e' anche la forte determinazione del presidente Emmanuel Macron e del suo esecutivo, finora molto decisi ad attuare la riforma impopolare.

Secondo uno studio di Elabe per alcuni media francesi, il 30% (+ 2 punti rispetto al mese scorso) degli intervistati ha fiducia in Macron per far fronte ai problemi del Paese mentre il 65% non ne ha. A complicare ulteriormente la ricerca di un compromesso tra le parti e ad indebolire la posizione del governo sono le dimissioni dell'Alto commissario per le pensioni, Jean-Paul Delevoye, travolto dallo scandalo di conflitti di interessi e incarichi non dichiarati. Il 'Monsieur Retraites' che Macron si e' impegnato a sostituire quanto prima, era impegnato da due anni in serrati negoziati tra sindacati, vertici aziendali e governo, ma nelle ultime settimane e' stato una figura sempre più criticata e controversa, fino alla decisione odierna. Delevoye, da sempre poco gradito ai sindacati, e' finito nel loro mirino dopo aver ammesso nel weekend di non aver menzionato 13 suoi incarichi nel settore privato, sia pagati che non pagati, in una recente dichiarazione patrimoniale.

In uno di questi, come presidente del think-tank sull'istruzione di Parallaxe, è stato pagato quasi 5.400 euro al mese in aggiunta al suo stipendio ministeriale, denaro che non gli spetterebbe in base a una legge sulla trasparenza politica del 2013. "Jean-Paul Delevoye ha fatto queste omissioni in buona fede, ora sarà in grado di spiegare", ha affermato un funzionario della presidenza francese. Delevoye ha dichiarato che - ovviamente - rimborserà i soldi, per un totale di oltre 120 mila euro da settembre 2017.

Ma Laurent Berger, capo del più grande sindacato francese, il Cfdt, ha definito "scioccanti" le omissioni di Delevoye, dicendo a radio France Info che "ovviamente danneggiano la sua credibilità". Accantonato il dossier Delevoye, i sindacati continuano a chiedere a Macron di abbandonare il suo piano di creare un unico sistema pensionistico tra i 42 schemi esistenti, sostenendo che milioni dovrebbero ritardare la pensione per ottenere una pensione completa. Il capo dell'Eliseo ha espresso la sua "solidarietà" con i milioni colpiti dagli scioperi, ma finora non ha mostrato alcun segno di arretramento di quella che ha definito "una riforma storica".