Gli sfollati da Mariupol: perquisiti dai russi prima di andar via

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Milano, 4 mag. (askanews) – Perquisizioni, verifica dei telefoni, tante domande. Le persone che sono riuscite a lasciare l’acciaieria Azovstal, ultima resistenza dell’esercito ucraino a Mariupol in cui hanno trovato riparo anche molti civili, raccontano i controlli subiti dai russi prima della partenza in autobus verso Zaporizhzhia.

“Entri in una tenda dove devi toglierti i vestiti. Loro guardano i documenti e poi c’è un’altra tenda dove controllano il telefono, tutti i file e i contatti – spiega una donna – Dopo bisogna compilare un questionario, continuavano a dire che tutto andava bene e che loro avrebbero ricostruito Mariupol. Ma non c’è più Mariupol”.

“Cercano tatuaggi collegati a simboli ucraini, all esercito ucraino, soprattutto al battaglione Azov e alla Guardia Nazionale – spiega un’altra sfollata – Probabilmente se li trovano la persona viene fermata”.

Resta l’incognita sul numero dei civili in salvo. “Con noi non c’era nessuno dei feriti, nessuno. Erano su un altro convoglio? Non lo sappiamo. Sono stati salvati? Non lo sappiamo. E tutto quello che ci resta da fare è piangere e pregare”, dice un’altra donna.

Dai racconti emerge anche nei dettagli l’inferno in cui hanno resistito in questi mesi. “Abbiamo vissuto lì per due mesi ma non era vita, esistevamo e basta. Le condizioni non erano le migliori ma in altri bunker era peggio. Dormivamo sulle panchine, qualcuno anche bambini dormivano sul pavimento”.

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