Gli Usa dichiarano guerra alle sigarette elettroniche: gli interessi miliardari in gioco

venonique viriglio

Frutta, crema, gomma da masticare e tanti altri aromi accattivanti: negli Usa le sigarette elettroniche aromatizzate hanno i giorni contati. Sono il nuovo nemico che il presidente Donald Trump ha già promesso di sconfiggere. In questa battaglia contro un prodotto che sta conquistando sempre più giovani, già responsabile dell'intossicazione di 41 persone solo a New York, mentre nel Paese 7 decessi sono stati imputati a sigarette elettroniche, Trump può contare sul sostegno di Michael Bloomberg.

Con la sua iniziativa lanciata da Philantropies l'ex sindaco della Grande Mela mira a mettere al bando le sigarette elettroniche aromatizzate, a contrastarne il marketing e a sospendere la loro vendita online finché le società del settore non miglioreranno le misure per verificare l'età dei loro clienti.

E per farlo ha annunciato lo stanziamento di 160 milioni di dollari. "Le aziende che producono sigarette elettroniche e le compagnie di tabacco che le supportano, stanno predando i giovani degli Stati Uniti", ha denunciato Bloomberg, e "il risultato è un'epidemia incontrollata, che mette i giovani a rischio di dipendenza e di gravi problemi di salute".

A fargli eco dallo Studio Ovale, il presidente Trump: "Voglio che i genitori sappiano che questa amministrazione si sta prendendo a cuore il problema delle sigarette elettroniche. Possiamo fare qualcosa di molto, molto forte per affrontarlo", ha detto nei giorni scorsi durante un'inattesa conferenza stampa sull'emergenza 'vape' tra i giovani.

I numeri dell'uso di sigarette elettroniche tra i giovanissimi

Anche la first lady Melania Trump ha già manifestato su Twitter la sua preoccupazione riguardo a questa nuova emergenza. A lanciare l'allarme sigarette elettroniche tra i giovanissimi è stato anche il dipartimento di Salute di New York: circa 13 mila studenti di scuola media, uno ogni quindici, risultano consumatori abituali di tabacco elettronico, le cosiddette "e-cigarette" o "vape". E più del doppio, circa 29 mila, sono quelli che hanno provato almeno una volta.

Responsabili, denuncia la stessa istituzione, sono i produttori che stanno inducendo i giovani newyorkesi alla dipendenza alla nicotina, utilizzando gusti che piacciono ai ragazzini. È di oggi l'annuncio del governatore Andrew Cuomo, della messa al bando delle sigarette aromatizzate, proprio per combattere l'aumento del consumo tra i giovani. I 'vape' a base di marijuana hanno il sapore di gomma da masticare o di caramello che non fa percepire la nicotina, quindi la pericolosità per la salute.

Secondo le autorità sanitarie in una trentina di stati si sono già verificati 380 casi di malattie respiratorie legate a inalazioni di fumi di sigarette elettroniche che contengono Thc - a base di marijuana - oppure no.

La Food and Drug Administration, l'ente governativo statunitense incaricato della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, sta già lavorando ai dettagli della messa al bando della vendita di sigarette elettroniche con i sapori addolciti. Il provvedimento potrebbe essere pronto in tempi molto brevi e entrare in vigore 30 giorni dopo la sua formalizzazione.

Tra i principali produttori c'è la Juul, azienda leader negli Usa, la prima che sarebbe colpita da una messa al bando visto che con le sue sigarette aromatizzate realizza l'85% del fatturato nazionale. Finora i suoi vertici non si sono pronunciati, come riferisce il Washington Post, stanno valutando la linea da seguire: aderire in parte al divieto, ritirando dalla vendita alcuni prodotti per 'salvare' quello a base di meta e mentolo, oppure respingerlo in blocco, facendo leva sulla lobby del settore.

Gli effetti del bando sulle aziende

"Un bando ridurrà bruscamente le vendite delle sigarette elettroniche", sottolinea il New York Times, prevedendo che l'affondo ai prodotti aromatizzati, pilastro del business della Juul, avrà ripercussioni anche sull'intero settore, un'industria da 2,6 miliardi di dollari, con più di 20 mila negozi aperti negli ultimi anni ai quattro angoli del Paese.

Lo scorso anno la Juul ha già ritirato dai negozi alcuni gusti alla frutta come il mango, e quelli più dolci, simili a dessert - ancora acquistabili online - dicendo di volersi concentrare sulle varietà alla menta e al mentolo che rispecchiano maggiormente il sapore della sigaretta tradizionale. "La Juul potrebbe essere restia a finire in tribunale dopo il recente pronunciamento della Food and Drug Administration che nei giorni scorsi l'ha accusata di "marketing illegale" per aver presentato i propri prodotti come più sicuri rispetto alle sigarette tradizionali", ha riferito New York Times.

Una messa al bando che giungerebbe in una fase di veloce espansione della compagnia all'estero - con l'ingresso questa settimana sul mercato di Cina e Portogallo - dove solitamente sono minori le restrizioni sull'età del cliente. Sulla scia del calo di vendite delle sigarette classiche negli Usa (-3,5% per il solo 2017), negli ultimi anni è cresciuto velocemente il mercato di quelle elettroniche, che oggi vale in tutto 11 miliardi di dollari e in previsione ne varrà 18 nel 2024, come valutato dalla Mordor Intelligence, agenzia specializzata in studi di mercati.

Per la sola Juul nel 2018 le vendite sono aumentate esponenzialmente, di più di 1 miliardo. Negli ultimi due anni, ricorda New York Times, la compagnia privata Juul è risultata "una delle scommesse più piccanti della Silicon Valley, raccogliendo fondi dall'azienda di investimenti Nicholas J. Pritzker, della potente famiglia Pritzker, ex amministratore delegato della Hyatt Development Corporation e parte della cerchia ristretta dei fondi speculativi quali Tiger Global Management".

A questi si è aggiunto l'investimento del gigante del tabacco Altria, che ha dato alla Juul una valutazione eccezionale di circa 38 miliardi di dollari. Pertanto una messa al bando delle sigarette aromatizzate colpirebbe anche la Altria.

Dopo le prime avvisaglie di restrizioni in arrivo da parte della Food and Drug Administration la Juul ha dispiegato centinaia di lobbisti a Washington e nei vari stati per contrastare gli sforzi in atto da alcuni - come in California - per bandire le 'e-cigarettes'. "Ha anche versato somme di denaro a fondazioni che sostengono cause politiche latino-americane e africane, così come ai due partiti politici americani" precisa New York Times. Inoltre la messa al bando delle sigarette elettroniche rischia di ipotecare una nuova fusione tra Altria e Philip Morris, in discussione dal mese scorso.

Se questa fusione venisse conclusa la Juul si verrebbe aperte le porte dei mercati europei, usufruendo della rete di distribuzione della Philip Morris, con particolare interesse verso Francia ree Regno Unito. Finora la Juul è già presente in 19 paesi fuori dagli Usa e nei prossimi mesi punterà su India e Singapore. Infine a farne le spese saranno anche i piccoli proprietari di negozi che vendono i prodotti della Juul: in caso di ritiro dal mercato delle sigarette elettroniche aromatizzate molti di loro saranno costretti a chiudere i battenti.