GoFundMe "assolve" Malika: "Fondi usati per rifarsi una vita. Donatori consapevoli"

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GoFundMe (Photo: GoFundMe)
GoFundMe (Photo: GoFundMe)

GoFundMe “assolve” Malika Chalhy, la ragazza di Castelfiorentino (Firenze) cacciata di casa dai genitori perché lesbica e finita nell’occhio del ciclone di recente dopo alcune polemiche sugli acquisti fatti con i soldi donati. A Fanpage.it Elisa Liberatori Finocchiaro, direttrice di GoFundMe in Europa, spiega: “I due organizzatori delle raccolte che hanno impostato i fondi a suo beneficio, hanno chiarito che i fondi sarebbero serviti a permettere alla ragazza di rifarsi una vita e questo è legittimo e rispetta i nostri termini di servizio. Chi ha donato lo ha fatto consapevole del fatto che quel denaro sarebbe servito a Malika a comprare quello di cui ritenesse avere bisogno”.

“L’obiettivo era impostato a 10milaeuro ma nonostante questo le persone hanno continuato a donare. Siamo contenti che si stia comunque sollevando attenzione su un eventuale uso improprio dei fondi ed incoraggiamo tutti gli utenti di GoFundMe a farlo per tutte le raccolte fondi”.

Illeciti ci sono, ma non in questo caso. Malika avrebbe rispettato l’intento della campagna.

“Nel caso di Malika le finalità della campagna erano esplicitamente quelle di rifarsi una vita. Per quanto questo possa non piacere, chi ha donato lo ha fatto consapevole del fatto che quel denaro sarebbe servito a Malika a comprare quello di cui ritenesse avere bisogno. Anche se sembra ovvio, ci tengo a ribadire che bisogna sempre leggere per intero il testo della campagna, controllare la quota di obiettivo raggiunta e leggere gli aggiornamenti alla stessa, prima di donare. Se qualcosa non vi convince, contattateci”.

Nel caso qualcuno dei donatori voglia la restituzione del denaro donato, cosa prevede la policy di GoFoundMe?

“Prevede che se il motivo per il quale l’utente ha donato, non è stato onorato, otterrà il rimborso secondo la garanzia menzionata prima. Spesso siamo noi stessi che proattivamente, per ese...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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