Gole profonde, doppie verità e depistaggi: la spy-story Venezuela-M5s finisce sul tavolo di Mattarella

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Chavez, Casaleggio, Grillo (Photo: Ansa/HuffPost)
Chavez, Casaleggio, Grillo (Photo: Ansa/HuffPost)

“Da privato cittadino ho attivato le vie della giustizia richiedendo i danni di un milione di euro a chi ha voluto diffamare in modo così vigliacco mio padre. A distanza di un anno, tuttavia, già si è ripreso a diffamare sulla base della stessa notizia rilanciata e già smentita lo scorso anno per un documento chiaramente artefatto che veniva utilizzato come supposta prova del crimine”. Sono le parole che Davide Casaleggio, figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle Gianroberto, ha rivolto quest’oggi al presidente della Repubblica Mattarella in una lettera.

Siamo immersi in una spy-story internazionale. I protagonisti del copione sono Chavez, il petrolio e il Movimento 5 Stelle delle origini. A mettere insieme questi ingredienti è il racconto, che però non trova al momento altri riscontri, di una gola profonda: ‘El Pollo’ Carvajal, un ex funzionario dell’intelligence venezuelana fuggito in Spagna per evitare l’arresto in patria. Ora, ha iniziato a rivelare tutto quello che sa alle autorità di Madrid. La sua è la storia di come Hugo Chavez, tra il 1999 e il 2013 presidente del Venezuela – o meglio: della Repubblica Bolivariana del Venezuela – versasse soldi in contanti ai leader di mezzo emisfero americano e persino ad alcune forze politiche europee. Tra queste, secondo Carvajal, ci sarebbe il Movimento 5 Stelle delle origini. Il Movimento guidato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Ma fermiamoci un attimo. Non corriamo subito alle conclusioni. Perché come in qualsiasi spy-story, di conclusioni, forse, non ne esistono. Non è un film di James Bond. I cattivi non vengono uccisi a fine sceneggiatura. Qui, ciò che resta, è il dubbio, probabilmente frutto di manipolazione. Il dubbio che una ‘verità vera’ non esista, ma solo punti di vista, rivelazioni, dossier segreti e una selva, torbida, di tentativi di delegittimazione del nemico. Mezze verità, insomma. La Guerra Fredda è finita, ma le spie ancora ragionano così. È l’abc della guerra dell’informazione.

Giro a la izquierda

Riavvolgiamo il nastro. Bisogna tornare indietro di circa 20 anni. E fare un viaggio di 8.000 km. La distanza che separa l’Italia dal Venezuela. Il paese latinoamericano – chiamato così perché secoli fa, ai primi esploratori europei, le palafitte costruite dagli indigeni nel delta del fiume Orinoco ricordavano vagamente una ‘piccola Venezia’ – è stato l’epicentro, nei primi anni Duemila, della cosiddetta ‘onda rosa’. Descritta da Oliver Stone nel film-documentario A Sud Del Confine, l’onda rosa è l’espressione che si utilizza per descrivere l’ascesa di leader di sinistra, de izquierda, alla guida di molti paesi dell’America Latina, il continente che va dal Messico all’Argentina, dal Rio Bravo alla Terra del Fuoco.

Yankee-go-home

Il precursore di questi presidenti fu Hugo Chavez Frias, in Venezuela. Di formazione militare, nei primi anni ’90 tentò un colpo di stato, un golpe, ma fu arrestato. Uscito di prigione, si candidò con un movimento socialista da lui fondato e fu eletto presidente della Repubblica – a quelle latitudini il capo dello Stato è anche il capo del Governo, come negli Stati Uniti – nel 1999, con la promessa di instaurare un regime bolivariano, cioè un governo di sinistra, ma nazionalista, ispirato appunto a Simon Bolivar, il Libertador di mezzo continente. Una sorta di Garibaldi, ma in salsa latinoamericana. Grazie all’enorme ricchezza di petrolio del Venezuela, primo paese al mondo per riserve di oro nero nel sottosuolo, e complice il boom dei prezzi del barile di quegli anni, il nuovo governo riuscì ad esprimere, per alcuni anni, una politica estera particolarmente assertiva in tutta l’America Latina. Costruita su una retorica di forte anti-imperialismo, cioè anti-Stati Uniti. Washington, in effetti, non ha mai nascosto, in passato, di vedere i vicini latinoamericani come una sorta di ‘giardino di casa’. Di loro sostanziale proprietà. Theodore Roosevelt docet.

CARACAS, VENEZUELA - JANUARY 5: Jorge Rodriguez (L) President of the National Assembly, Diosdado Cabello Lawmaker (2nd R) and Cilia Flores (R) Lawmaker and First Lady of Venezuela (not seen) arrive the National Assembly holding pictures of Simon Bolivar and Venezuela's Late President Hugo Chavez on January 5, 2021 in Caracas, Venezuela. (Photo by Carolina Cabral Fernandez/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
CARACAS, VENEZUELA - JANUARY 5: Jorge Rodriguez (L) President of the National Assembly, Diosdado Cabello Lawmaker (2nd R) and Cilia Flores (R) Lawmaker and First Lady of Venezuela (not seen) arrive the National Assembly holding pictures of Simon Bolivar and Venezuela's Late President Hugo Chavez on January 5, 2021 in Caracas, Venezuela. (Photo by Carolina Cabral Fernandez/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América

Alla base delle ambizioni chaviste, oltre alle casse di Caracas riempite a suon di petro-dollari, c’era l’idea di un grande asse tra le nazioni latine. Si chiamava Alba, Alleanza Bolivariana delle Americhe. Anzi, si chiama. Perché il progetto esiste ancora, benché di fatto naufragato sotto la gestione Maduro. Gli alleati uniti dal comune odio verso gli yankees erano tanti. Dalle isole dei Caraibi fino alle cime delle Ande: Fidel e Raul Castro a Cuba, capofila ideologici della lotta contro la potenza a stelle e strisce, Lula da Silva e Dilma Rousseff in Brasile, Nestor e Cristina Kirchner in Argentina, Evo Morales in Bolivia, Fernando Lugo in Paraguay, Rafael Correa in Ecuador e Daniel Ortega in Nicaragua. Il sogno di Che Guevara e di Salvador Allende stava diventando realtà. Washington, impegnata nella ‘lotta al terrorismo’, sembrava disinteressata se non impotente a ciò che avveniva a sud del Rio Bravo. Con la morte di Chavez nel 2013, e il controshock petrolifero dell’anno dopo, i sogni di gloria dei bolivariani andarono in frantumi. E in America Latina si ritornò a parlare di liberalismo e Occidente. L’alleanza con gli Stati Uniti di Obama ritornò ad essere una prospettiva più che accettabile, anche da quelle parti.

La fuga del Pollo

Oggi a distanza di più di dieci anni, si torna a parlare di quella stagione ormai quasi dimenticata. Perché Hugo Carvajal, nome in codice ‘El Pollo’, ha iniziato a parlare. Per anni a capo dell’intelligence militare chavista, Carvajal ha disertato nel 2019, in un Venezuela in preda all’inflazione e al default permanente causati da un prezzo del petrolio ormai lontano dai 100 dollari al barile dei primi anni Duemila. Gli anni d’oro del chavismo. A Caracas si fronteggiano due nemici giurati. Il successore di Chavez, Nicolas Maduro, ex autista di autobus diventato ministro degli Esteri e vicepresidente del Comandante, e Juan Guaido, il presidente del Parlamento venezuelano, fiero anti-chavista, autoproclamatosi presidente del Venezuela. All’epoca subito riconosciuto dagli statunitensi. Schieratosi con Guaido, Carvajal è fuggito in Spagna, via Repubblica Dominicana. A Madrid, nell’aprile 2019, è stato sorpreso con un passaporto falso, e tratto in arresto. Due anni e mezzo dopo, il governo spagnolo ha concesso l’estradizione della spia negli Stati Uniti, dove El Pollo rischia una condanna a dieci anni per traffico internazionale di cocaina.

EDS NOTE : SPANISH LAW REQUIRES THAT THE FACES OF MINORS ARE MASKED IN PUBLICATIONS WITHIN SPAIN. Accompanied by family members, former Venezuelan military spy chief, retired Maj. Gen. Hugo Carvajal, center, walks out of prison in Estremera, outskirts of Madrid, Spain, Sunday, Sept. 15, 2019. Spain's National Court on Monday rejected the extradition to the United States of a former Venezuelan military spy chief accused of drug smuggling and other charges. (AP Photo/Manu Fernandez) (Photo: via Associated Press)
EDS NOTE : SPANISH LAW REQUIRES THAT THE FACES OF MINORS ARE MASKED IN PUBLICATIONS WITHIN SPAIN. Accompanied by family members, former Venezuelan military spy chief, retired Maj. Gen. Hugo Carvajal, center, walks out of prison in Estremera, outskirts of Madrid, Spain, Sunday, Sept. 15, 2019. Spain's National Court on Monday rejected the extradition to the United States of a former Venezuelan military spy chief accused of drug smuggling and other charges. (AP Photo/Manu Fernandez) (Photo: via Associated Press)

Gola profonda

Nel giugno 2020, il quotidiano spagnolo Abc pubblica in prima pagina un’inchiesta. Secondo il quotidiano conservatore, il ministro degli Esteri di Chavez, Nicolas Maduro, avrebbe versato cospicue tangenti, frutto della rendita petrolifera, nelle casse di molti leader dell’onda rosa latinoamericana. L’obiettivo era convincerli a condurre una politica estera in linea con quella di Caracas. Milioni di petrodollari, secondo Carvajal, sarebbero stati versati anche in Europa. Lo spagnolo Podemos sarebbe uno dei destinatari delle tangenti. L’altro, il Movimento 5 Stelle. Ora, si sa anche quale fosse la fonte di Abc. “Una valigetta da tre milioni e mezzo di euro è stata consegnata al fondatore del Movimento Gianroberto Casaleggio, su ordine del ministro Maduro” ha rilevato Carvajal, in questi giorni, alle autorità spagnole. L’ex 007 venezuelano avrebbe consegnato alle autorità madrilene, come prova, un documento top secret in suo possesso.

Quando i 5 Stelle sostenevano Maduro

Va precisato, per onor di cronaca, che le tesi di Carvajal, sono già state oggetto di denuncia da parte di Davide Casaleggio. L’anno scorso, dopo l’inchiesta Abc, ma anche nel 2019, quando in un’intervista a Repubblica, il presidente ombra del Venezuela Guaido accusò il Movimento 5 Stelle di aver ricevuto finanziamenti dal regime bolivariano. Non si sa su quali basi il leader dell’opposizione muovesse quelle accuse. Forse era in possesso di documenti come quelli in mano a Carvajal. Oppure ce l’aveva con Giuseppe Conte, oggi guida M5s, all’epoca presidente del consiglio giallo-verde, unico tra i principali leader occidentali a non riconoscere giuridicamente Guaido come legittimo presidente. Tra i membri di quel governo, il lettore lo ricorderà, c’era anche il sottosegretario grillino agli Affari Esteri Manlio Di Stefano, fedelissimo di Luigi Di Maio, che etichettava la proclamazione di Guaido come un “golpe” ai danni del legittimo presidente Maduro. I più scettici obietteranno: “Ma quella era l’epoca del vicepremier Di Maio che andava in Francia ad incontrarsi con i gilets jaunes. Era il governo del Cambiamento. Si entrava nelle Nuove Vie della Seta. Era una politica estera alternativa al tradizionale atlantismo. Il Venezuela di Maduro era un partner ideale”. Acqua passata, ormai.

Un affare torbido, tra complotti e manipolazioni

Ma le vecchie storie di spie, come sa bene chi ha letto un romanzo di John le Carrè, ritornano sempre. E più che arrivare alla verità, contribuiscono a rendere ancora più complessa la trama. Per questo, oggi, Casaleggio si rivolge a Mattarella. La presunta valigetta consegnata al padre dai servizi venezuelani, a suo parere, non è mai esistita, scrive nella lettera inviata oggi al Quirinale. È una storia che ritorna ciclicamente in auge, solo per delegittimare la sua memoria. Del resto, le tesi del Pollo erano già state smentite da più parti. Fonti della diplomazia venezuelana, ad esempio, avevano sottolineato che il documento è un falso, abilmente confezionato tramite Photoshop. Per il presunto intermediario della tangente, Giancarlo Di Martino, console venezuelano a Milano, non è altro che un complotto della destra venezuelana. “Non è un segreto per nessuno che il giornale Abc sia finanziato dalla destra venezuelana” diceva l’anno scorso in un’intervista a Repubblica.

L’internazionale chavista

Senza dimenticare che Carvajal sapeva che sarebbe stato presto estradato negli Stati Uniti, e allora ha iniziato a vuotare il sacco proprio in questi giorni, convinto di poter evitare il carcere. “Non solo Movimento 5 Stelle e Podemos” ha insistito El Pollo con i giudici spagnoli, citato da OkDiario. “Nel giro di mazzette internazionali messo in piedi da Chavez e Maduro ci sono anche i Kirchner, Lula, Castro, Morales, Ollanta Humala in Perù, Gustavo Petro in Colombia, Manuel Zelayas in Honduras”. I chavisti di mezzo mondo sarebbero stati, per anni, al soldo dei petrodollari di Caracas. “Ancora oggi, con meno risorse a disposizione, il finanziamento illegale dei movimenti di sinistra in tutto il mondo continua ad essere pratica comune del governo di Nicolas Maduro”. Tanti piccoli partitini, come nel 2009 lo era quello fondato da Grillo e Casaleggio. Chissà che in futuro – avrà pensato Maduro – non vadano al governo. Quanto c’è di vero in tutto ciò? Non si sa. L’unica cosa chiara è che la ragnatela di mezze o doppie verità, manipolazioni e depistaggi, ha ormai reso tutto troppo scivoloso. “Presidente, Le chiedo quindi – scrive Casaleggio jr a Mattarella – di invitare chi di competenza a fare chiarezza una volta per tutte sulla vicenda e a porre fine a questo indecente attacco, ristabilendo la verità su una persona scomparsa che dell’integrità morale ha sempre fatto il proprio faro e dello spirito francescano nella politica la propria missione”.

Venezuelan President Nicolas Maduro (L) and Argentine President Cristina Fernandez de Kirchner pose for a picture before a working meeting at Government Palace in Buenos Aires on May 8, 2013. Maduro arrived today from Uruguay and afterwards will travel to Brazil. AFP PHOTO / Juan Mabromata        (Photo credit should read JUAN MABROMATA/AFP via Getty Images) (Photo: JUAN MABROMATA via Getty Images)
Venezuelan President Nicolas Maduro (L) and Argentine President Cristina Fernandez de Kirchner pose for a picture before a working meeting at Government Palace in Buenos Aires on May 8, 2013. Maduro arrived today from Uruguay and afterwards will travel to Brazil. AFP PHOTO / Juan Mabromata (Photo credit should read JUAN MABROMATA/AFP via Getty Images) (Photo: JUAN MABROMATA via Getty Images)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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