Gorbaciov, ambasciatore Aragona: "Non era un 'romantico', Occidente gli è grato"

(Adnkronos) - Mikhail Gorbaciov "non era un romantico" come ha detto oggi il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, ma cercò di "conciliare l'inconciliabile" tentando di riformare il comunismo. "Noi europei gli siamo grati di aver propiziato la fine della guerra fredda, Putin e molti russi sono di parere diverso". A commentare così la figura di Mikhail Gorbaciov con l'Adnkronos è Giancarlo Aragona, che lo conobbe personalmente quando fu ambasciatore a Mosca (1999-2001) negli anni in cui saliva al potere Vladimir Putin, dalla cui visione "non potrebbe essere stato più distante".

"Gorbaciov - ricorda il diplomatico - è stato un leader che ha profondamente inciso sulle vicende del '900, gestendo la fine ordinata e pacifica della dissoluzione della Unione Sovietica, erede dell’Impero zarista, e la fine della sua zona di influenza in Europa centro-orientale. Se questo gli ha guadagnato ammirazione e gratitudine in Occidente, gli ha procurato forte risentimento nel suo Paese dove ampi settori delle élite e della popolazione gli imputano il declassamento della Russia nella gerarchia di potenza mondiale".

"Questo risentimento - prosegue Aragona- si è andato acuendo negli anni segnati dal consolidamento del potere di Putin, marcato da nostalgia di un mitizzato passato di grandezza, astio nei confronti di un Occidente, in particolare degli Stati Uniti, asseritamente impegnato a comprimere peso e aspirazioni di Mosca e, come dimostra l’invasione dell’Ucraina, da bellicoso revanscismo".

Peskov ha dichiarato oggi che il suo ''romanticismo'' verso l'Occidente ''non era giustificato'' e il suo progetto di creare relazioni cordiali con i Paesi occidentali ''non ha funzionato''. Un commento che, secondo l'ambasciatore, "non può sorprendere. L’approccio di Gorbaciov, che, si badi bene, in qualche occasione ha criticato a sua volta l’Occidente per il modo in cui si relazionava alla Russia post sovietica, non potrebbe essere più distante dalla visione e dal corso di azione dell’attuale inquilino del Cremlino".

"Gorbaciov non era romantico, come afferma Peskov. L’ho incontrato più volte quando ero ambasciatore a Mosca e mai ho avuto una impressione del genere. Se romanticismo gli si può imputare - puntualizza Aragona - è l’aver pensato di poter realizzare un comunismo liberalizzato, conciliando l’inconciliabile. Ovviamente, lui ha sempre difeso la sua politica come evidenza di grande realismo, volto a salvare un sistema sull’orlo del collasso. Da questa impossibilità, è seguito il resto. Noi Europei gli siamo grati di aver propiziato la fine della guerra fredda, Putin e molti russi sono di parere diverso".