Governare il futuro. Avviso ai naviganti: Apple Airtag, occhio agli stalker

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Lei si chiama Brooks Nader, fa la modella e ha un seguito importante sui social.

È, probabilmente, per questo che la notizia ha fatto il giro del mondo nello spazio di qualche ora pur senza avere niente di sensazionale.

Ma bene così perché rappresenta un’occasione importante per un avviso ai naviganti.

Era in un bar a New York con un amico, il cappotto poggiato sullo schienale della sedia come capita spesso, poi è uscita dal bar, ha proseguito la sua serata.

Qualche ora più tardi, sulla strada di casa, ha ricevuto un messaggio sul suo smartphone: “un dispositivo si sta muovendo con lei”.

Lei si è spaventata, non le era mai successo così tanto dice e a iniziato a correre verso casa.

Arrivata a casa ha svuotato il cappotto e dalla tasca è saltato fuori un medaglione bianco che lei non aveva mai visto.

Era un Apple Airtag, uno degli ultimi dispositivi della casa di Cupertino nato per consentire di tracciare le chiavi, i portafogli o le borse, evitare di perderli o ritrovarli in caso di furto o smarrimento.

Un “giocattolo tecnologico” di straordinaria utilità.

Niente di rivoluzionario, intendiamoci.

Di giocattoli analoghi ce ne sono in giro milioni di migliaia di marche e modelli diversi da anni.

Ma inutile negare che quello di Apple è rapidamente diventato un oggetto cool, bello, facile da usare e a un prezzo accessibile.

E, però, nella vicenda che ha per protagonista la modella newyorkese è stato usato nel peggiore dei modi possibile: per seguire una donna a sua insaputa con chissà quali inconfessabili obiettivi.

Niente che in casa Apple non avessero ampiamente previsto.

E, infatti, la modella è stata messa sull’avviso che qualcosa non andava proprio da una soluzione di sicurezza pensata esattamente allo scopo di scongiurare il rischio che un giocattolo nato per tracciare gli oggetti venga utilizzato per seguire delle persone senza il loro consenso e a loro insaputa.

La Nader lamenta la circostanza che il messaggio in questione le sia arrivato dopo che, verosimilmente, il suo stalker la pedinava digitalmente da ore.

Ma, a prescindere dalla vicenda specifica sulla quale le forze di polizia e la Apple, magari, faranno luce nei mesi che verranno, l’occasione è utile e, anzi, preziosa per un avviso ai naviganti, semplice, breve, coinciso.

Questi dispositivi esistono e sono, oggi più che mai, alla portata di chiunque.

Non sono più giocattoli da 007.

Quello che è successo alla modella newyorkese può accedere a chiunque e il protagonista tecnologico, naturalmente, può essere l’Airtag di casa Apple o un altro qualsiasi analogo oggetto di non ha importanza quale marchio.

Se, tuttavia, vi accadesse con un Airtag tenete presente che se il dispositivo viene infilato in un vostro cappotto, una borsa, un paio di stivali, l’automobile o uno zaino da un malintenzionato che voglia seguirvi succedono due cose: il giocattolo inizia a suonare e manda un messaggio al vostro smartphone che sia Apple o Android.

E, a quel punto, potete fare un po’ di cose diverse che è utile sapere.

Avvicinarlo al telefono e leggere sullo schermo le informazioni che, magari, ingenuamente, il persecutore ha registrato quando ha configurato il dispositivo.

Avvicinarlo al telefono e disattivarlo così da lasciare il malintenzionato a bocca asciutta.

Contattare le forze dell’ordine o il Garante per la privacy perché, anche collaborando con Apple, provino a identificare il vostro persecutore e fare giustizia.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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