Governare il futuro. Boomy, l’A.I. che vuole rivoluzionare l’industria musicale

·3 minuto per la lettura

“Crea brani originali in pochi secondi, anche se non hai mai fatto musica prima. Fatti pagare per ogni ascolto su piattaforme come Spotify, TikTok, YouTube e oltre 40 altri in tutto il mondo.”

È questa la promessa con la quale Boomy si presenta al suo pubblico, una promessa che potrebbe mettere a dura prova l’industria musicale mondiale.

E, senza nessuna sorpresa, sono già milioni i brani musicali creati attraverso la piattaforma in circolazione online, brani che magari avremo anche sentito in questa o quella playlist propostaci da YouTube, Spotify o da una qualsiasi delle loro concorrenti.

Ma difficilmente ascoltandoli ci sarà venuto da pensare che a crearli sia stato un duo eccezionale formato da un utente spesso completamente a digiuno di ogni più elementare educazione musicale e un algoritmo di intelligenza artificiale.

Eppure, questa e solo questa, almeno a leggere quanto i fondatori di Boomy raccontano, è la verità.

Dietro a Boomy c’è un algoritmo che consente a chiunque di improvvisarsi autore di un brano – almeno sin qui limitatamente alla parte musicale – registrare il brano e poi distribuirlo sulle principali piattaforme online, facendosi anche pagare.

E chissà che un brano realizzato con Boomy un giorno non arrivi a essere più ascoltato e a incassare di più di un brano creato da una pop star planetaria.

Prima di correre a rispondere di no, a invocare l’impossibilità di un algoritmo di superare il cuore, l’anima , lo spirito, l’estro e la genialità di un autore musicale in carne ed ossa, vale la pena di sospendere il giudizio.

Gli algoritmi processano una quantità praticamente infinita di dati e sono o saranno, nello spazio di qualche anno, in grado di scoprire come deve essere scritto e interpretato un brano musicale per avere successo, entrare nella testa delle persone e diventare un tormentone ben più che stagionale da campione di incassi.

Il giorno dopo, basterà dare in pasto a Boomy la ricetta e il gioco sarà fatto.

Non uno ma tutti i brani usciti dalla piattaforma saranno da disco di platino.

Ma a parte questi scenari, lo sbarco, in pompa magna, sul mercato di Boomy pone una serie di questioni non di poco conto a chi si occupa di musica e dintorni.

I beni più preziosi nella dimensione digitale sono il tempo e l’attenzione degli utenti.

Ogni contenuto che approda online, contende, con maggiore o minore successo, questi beni con i contenuti che già c’erano e con quelli che arriveranno dopo.

Se domani Spotify, YouTube e le altre piattaforme analoghe fossero invase da miliardi di brani prodotti da Boomy e dai suoi emuli che non tarderanno a arrivare e hanno – ed avranno -, ovviamente, una capacità produttiva enormemente superiore a quella di qualsiasi artista e editore musicale, questi ultimi, probabilmente, faranno tanta ma tanta più fatica ad assicurarsi il tempo e l’attenzione degli utenti di queste piattaforme e potrebbero rischiare di vedere incrinati la loro audience e i loro profitti.

Non è una variabile di poco conto.

Ma non è l’unica questione sul tavolo.

Boomy, infatti, è – o almeno si presenta come – il titolare dei diritti d’autore su tutta la musica creata attraverso la sua app, musica che, tuttavia, lascia liberi i propri utenti di utilizzare per tutta una serie di finalità anche commerciali con l’intesa che la piattaforma tratterrà il 20% per sé e lascerà il restante 80% agli utenti medesimi.

Quindi, in sostanza, un algoritmo o, meglio, il suo creatore è autore di un’opera dell’ingegno.

È giusto così?

Perché il diritto d’autore è nato per spingere gli uomini a creare opere dell’ingegno perché la collettività potesse beneficiare della loro arte e non è detto che i suoi principi funzionino allo stesso modo se il processo creativo diventa tutta una questione di dati, algoritmi, capacità di calcolo, intelligenze artificiali e super computer.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli