Governare il futuro. Due società di food delivery in Tribunale a Chicago: si sono approfittate della pandemia

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La città di Chicago ha appena trascinato in Tribunale Grubhub e DoorDash, due società di consegne a domicilio di cibo che, a suo dire, avrebbero approfittato della pandemia per aumentare a dismisura illecitamente i propri profitti in danno di ristoratori e consumatori.

L’accusa è di quelle capaci di rovinare per sempre la reputazione di una società forse, persino, a prescindere dalla circostanza che, poi, i Giudici la confermino o meno specie perché arriva direttamente dal primo cittadino di una metropoli come Chicago: essersi approfittati della pandemia e aver fatto soldi prendendosi gioco di cittadini e imprenditori in crisi.

E, in effetti, secondo l’amministrazione di Chicago le due società ne avrebbero fatte di cotte e di crude, in danno di ristoratori e cittadini, imponendo ai primi condizioni contrattuali capestro e non sempre trasparenti e chiedendo ai secondi ora di versare un contributo destinato direttamente alla città di Chicago e ora di lasciare una mancia ai riders mentre tutte le somme affluivano nelle casse delle società.

Accuse gravissime che le due società hanno, immediatamente, respinto con forza, dichiarandole prive di ogni fondamento e, anzi, paradossali dopo mesi nei quali – questa la tesi delle due società – direttamente e indirettamente, con la loro attività, avrebbero contribuito in maniera significativa alla ripresa del settore della ristorazione messo in ginocchio dalla pandemia, a garantire ai cittadini cibo e altri beni a domicilio e a costi ragionevoli e a creare posti di lavoro per centinaia di lavoratori.

Ora, accertare cosa sia successo davvero, naturalmente tocca ai Giudici.

I ristoratori di Chicago, però, non hanno dubbi e sono convinti che – technicalities giuridiche a parte – le due società, non da sole ma in compagnia anche di Uber Eats, sulla quale, tuttavia, l’amministrazione cittadina sta ancora investigando, si sarebbero letteralmente approfittate di loro, cannibalizzando i loro profitti già ridotti all’osso dalla pandemia e dalla chiusura forzata e prolungata.

La vicenda, in questi termini, per quanto si sa, per ora, unica nel suo genere, in effetti, suggerisce qualche riflessione e, forse, anche qualche verifica in giro per il mondo, incluso il nostro Paese.

Perché se è comprensibile, naturale e forse persino scontato che il forzato cambiamento delle abitudini di vita di miliardi di persone nei mesi della pandemia abbia significato la rovina economica di alcune attività imprenditoriali e commerciali e fatto la fortuna di altre, la circostanza che taluno si sia approfittato della tragedia e della disgrazia di altri per massimizzare i propri profitti attraverso pratiche commerciali scorrette, poco trasparenti o addirittura fraudolente non solo è evidentemente illecita ma è esecrabile sul piano etico e morale e merita la più severa delle condanne, assomigliando in tutto e per tutto a quella degli sciacalli che dopo terremoti, alluvioni e altre catastrofi naturali, mentre i soccorritori tirano fuori dalle macerie i sopravvissuti, si danno un gran da fare a svuotare case, uffici e negozi.

Per questo, forse, quanto accaduto a Chicago dovrebbe portarci a fare qualche verifica in più capire se, per caso, anche a casa nostra, qualcuno si è approfittato della tragedia che ci ha travolto in danno di qualcun altro.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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