Governare il futuro. Facebook vista dall’Oversight Board di Facebook

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Merita di essere letto il primo report appena pubblicato dall’Oversight Board, il Comitato indipendente istituito da Facebook per rivedere le proprie decisioni in fatto di moderazione contenuti e aiutarla ad assumerne di nuove e ulteriori, perché offre uno sguardo interessante, anche se non sempre rassicurante, su come funzionano le cose in casa Facebook se non da dentro – vista l’indipendenza del Board – almeno da vicino.

Il giudizio sintetico non è lusinghiero per Facebook: “Facebook non è stata pienamente disponibile con il Board sul suo sistema di “controllo incrociato”, che l’azienda utilizza per rivedere le decisioni sui contenuti relative agli utenti di alto profilo. Il Board ha anche annunciato di aver accettato una richiesta di Facebook, sotto forma di parere consultivo sulle politiche, di rivedere il proprio sistema di controlli incrociati e formulare raccomandazioni su come modificarlo. Come parte di questa revisione, Facebook ha accettato di condividere con il Board i documenti riguardanti il ​​sistema di controllo incrociato come raccontato dal Wall Street Journal”.

Il riferimento o, meglio, l’affondo è al programma Cross Check riservato, come svelato proprio dal Wall Street Journal in una inchiesta di qualche mese fa, alla moderazione dei profili degli utenti VIP di Facebook, un esercito di milioni di persone tra uomini politici, personaggi dello spettacolo, campioni dello sport e influencer.

A queste persone, secondo il Wall Street Journal, Facebook avrebbe riservato un trattamento di favore riconoscendo loro un livello di libertà decisamente superiore rispetto a quello riconosciuto a ogni altro utente anche quando si trovavano a violare le policy del social network.

Niente sospensione dell’account per esempio anche quando se la sarebbero meritati e niente rimozione dei contenuti anche quando i contenuti violavano i termini d’uso di casa Facebook.

Facebook aveva respinto le accuse e sottolineato come il programma avesse come unico scopo quello di consentire una verifica ulteriore rispetto a quella ordinaria su utenti e contenuti particolarmente sensibili perché a più alta visibilità.

Ma, a giudicare dal report dell’Oversight Board, il progetto Cross Check, sin qui, ha almeno mancato di un po’ di trasparenza.

Ora, però, l’Oversight Board ne approfondirà le dinamiche di funzionamento e renderà a Facebook un parere su come migliorarlo.

A mitigare il giudizio severo che, almeno sin qui, Facebook meriterebbe per la gestione di un programma che sembrerebbe aver garantito a qualcuno dei suoi miliardi di utenti una giustizia differenziata rispetto a quella garantita ai più c’è, probabilmente, il fatto che con la sua dichiarazione appena pubblicata nel report l’Oversight Board offre prova di una certa apprezzabile misura di indipendenza.

E apprezzabile è anche il fatto che la società di Zuckerberg abbia chiesto al Board un parere sul suo programma per VIP.

Ma sono interessanti – forse persino di più della querelle pure ad alto impatto mediatico – le altre informazioni contenute nel report.

Da ottobre 2020 a giugno 2021 il Board ha ricevuto 524 mila istanze di revisione di decisioni assunte da Facebook per due terzi provenienti da utenti che chiedevano la ripubblicazione di contenuti rimossi dai servizi di moderazione del social network perché considerati di carattere violento o connesso al bullismo.

Certo poco più di 500 mila utenti in nove mesi che chiedono di rivedere le decisioni di un gigante che pubblica i contenuti di miliardi di persone ogni minuto è un dato che può essere letto in tanti modi diversi – tanti per qualcuno pochissimi per altri – ma certamente racconta del rischio enorme che sulle pagine di Facebook – come peraltro di quelle di tutte le altre grandi analoghe piattaforme – si consumino quotidiani eccidi della libertà di parola.

E certo, come suggeriscono i dati sul numero di casi trattati dal Board, quest’ultimo può provare a orientare, con le sue decisioni, per il futuro, i moderatori di Facebook a far meglio ma può poco o niente rispetto alla montagna di richieste di giustizia ricevute.

La più parte del mezzo milione di utenti che ha bussato al Board chiedendo giustizia, infatti, è rimasto senza risposta.

Per il resto il Board riferisce che Facebook ha risposto quasi sempre in maniera esaustiva alle sue richieste ma non lo ha fatto sempre.

Esattamente su 154 richieste di informazione, 130 hanno avuto una risposta, 12 una risposta parziale e a 14 Facebook si è rifiutata di rispondere.

Trasparente ma non sino in fondo, insomma, anche se, in effetti, per esprimere un giudizio sintetico bisognerebbe saperne di più sulle domande che hanno avuto risposta e quelle che sono cadute nel nulla.

 

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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