Governare il futuro. Finto ginecologo molestatore a causa dei dati personali trattati male

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È una brutta storia, una storia triste e drammatica ma purtroppo una delle tante di violenza silenziosa in danno delle donne.

Un molestatore seriale che raccoglie dati personali, anche sanitari, in giro per il web o chissà dove e poi li usa per fingersi ginecologo dietro a un telefono e a un PC.

La vicenda è ormai nota dopo che una delle vittime ha mangiato la foglia, trovato insolita e fuori posto la richiesta del falso ginecologo di spogliarsi davanti a una cam nel corso di una call via Zoom e ha dato l’allarme.

Le segnalazioni di altre vittime hanno seguito a ruota la prima e iniziano a dare l’idea drammatica delle dimensioni nazionali del fenomeno.

Centinaia di vittime.

Sulla vicenda, naturalmente, ora si dovrà indagare, identificare il responsabile e fare giustizia.

Ma, frattanto, vale la pena di provare a riflettere un istante sul contesto che ha, almeno sin qui, reso facile al molestatore seriale soddisfare le sue perversioni.

C’è un primo fattore da non sottovalutare.

Un Paese di analfabeti digitali – nessuno si offenda perché è un dato di fatto e di matrice scientifica – che nei giorni della pandemia si è ritrovato costretto a usare il digitale con l’illusione – indotta, non a caso, dalla straordinaria semplicità delle interfacce e usabilità delle app e dei dispositivi – di averne compreso, in una manciata di giorni, dinamiche, limiti, rischi e opportunità.

Naturalmente non è così.

Sapere usare un’app di videochiamate, una chat, un social network o un sito di e-commerce non ha niente a che vedere con la conoscenza della complessità dell’ecosistema digitale, le sue dinamiche e i suoi segreti.

E, naturalmente, la scarsa consapevolezza delle insidie digitali facilita la vita a ogni genere di farabutto, truffatore e molestatore.

Ma c’è poi un altro fattore da non trascurare.

Il molestatore in questione è riuscito nell’impresa – almeno in alcune occasioni – perché si è potuto presentare alle sue vittime mostrando di conoscerle, di sapere di loro aspetti relativi alla loro vita, magari alla loro salute.

Ora si dovrà accertare se i dati in questione sono stati pescati a strascico sul web, violando i sistemi di una o più aziende sanitarie o, magari, nell’uno e nell’altro modo.

Ma una certezza l’abbiamo già: bisogna fare attenzione, sempre – senza eccezioni – alle informazioni, alle immagini, ai video che pubblichiamo online e bisogna, naturalmente, fare attenzione, tanta, sempre di più a come si gestiscono i dati personali – specie quelli sanitari – dei cittadini.

I rischi connessi alla sottovalutazione del valore dei dati personali che, in maniera più o meno consapevole seminiamo in Rete ogni giorno e quelli connessi al mancato o scarso rispetto delle regole sulla protezione dei dati personali da parte di chi è chiamato, per ragioni nobilissime, a gestire i nostri dati sono enormi, superiori rispetto a quelli che il più delle volte immaginiamo.

Perché aggressioni e molestie come quelle del molestatore pseudo-ginecologo saranno anche immateriali ma fanno male come quelle reali.

Se vogliamo che la trasformazione digitale del Paese produca benefici reali e per tutti non possiamo pensare neppure per un istante di realizzarla senza investire, ma per davvero, in cultura digitale e dei diritti fondamentali, a cominciare da quello alla privacy.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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